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Basilica di Santa Croce

Via Umberto I, 73100 Lecce LE, Italia

by Lara Kipling
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Overview

La basilica fu iniziata già nel 1353, ma il suo mecenate, Gualtiero VI di Brienne morì tre anni dopo; i lavori ripresero solo nel 1549 grazie agli architetti Gabriele Riccardi, Giuseppe Zimbalo e Cesare Penna, tutti leccesi, e alla collaborazione di numerose maestranze di intagliatori e scalpellini. I lavori furono conclusi ben 150 anni dopo, nel 1695, a conferma di quanto il progetto fosse ambizioso; gli effetti del loro protrarsi sono evidenti nella ambiguità stilistica della facciata, cinquecentesca nella parte inferiore e secentesca in quella superiore. La parte inferiore della facciata, scandita da sei colonne a fusto liscio con capitelli zoomorfi, è opera di Gabriele Riccardi, il protiro a colonne binate e i portali laterali si devono a Francesco Antonio Zimbalo, mentre la parte alta del prospetto è di Cesare Penna. Proprio a Francesco Antonio Zimbalo si deve, nel 1606, la realizzazione del portale maggiore che, con la sua doppia coppia di colonne corinzie e con in alto lo stemma di Filippo III di Spagna, attorniato da quello di Maria D’Enghien sulla sinistra e di Gualtiero VI di Brienne Duca di Atene sulla destra, condiziona fortemente lo spazio circostante. Sulle due porte laterali, invece, vi sono gli stemmi di Santa Croce e dell’Ordine dei Celestini, il cui convento affianca e prolunga la chiesa. Nella parte superiore della facciata, subito dopo la trabeazione, corre una serie di cariatidi zoomorfe e simboliche (tra queste troviamo il soldato turco in ginocchio, la lupa romana che allatta), che sorreggono la balaustra decorata con tredici putti sostenenti la corona, simbolo del potere temporale, e la tiara di quello spirituale. Tale balaustra divide per l’intera larghezza i due ordini della facciata. E la fastosità dei motivi decorativi si concentra soprattutto nella parte alta, dove si può ammirare lo splendido rosone incorniciato dalla cordonatura con i simboli della passione, e da tre ghiere concentriche con un susseguirsi vorticoso di cherubini alati, bacche, uve, e melograni: un’allegoria che evoca stagioni, rappresentata dalla ruota della vita. Le due nicchie ai lati accolgono le statue di San Benedetto e di San Pietro Celestino. Nascosto tra le foglie d’acanto del rosone, alle ore nove, i più attenti potranno scorgere il profilo di un uomo, tratteggiato con grande naso, autoritratto, secondo molti studiosi, dell’architetto Cesare Penna. Un volto umano circondato da fiamme, leoni, pellicani, melograni, in una combinazione superba di immagini pagane e cristiane per una costruzione che tutto il mondo invidia a Lecce. A chiudere il profilo del secondo ordine, lateralmente, le due statue simboliche della Fede e della Fortezza; in alto, un’altra fascia ricca di decorazioni e, infine, i tre pezzi del timpano con il trionfo della croce al centro. Il significato della facciata di Santa Croce è il trionfo della Croce sui pagani: i musulmani sorreggono la balconata e rappresentano gli infedeli, con riferimento ai pirati turchi sconfitti a Lepanto nel 1571. All'interno la Basilica ha un impianto a croce latina, cinque navate e diciotto colonne con capitelli corinzieggianti. Maestosa. L’altare maggiore che vedete oggigiorno, in passato si trovava nella chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo dal quale fu prelevato nel 1956. Molto belli i dipinti che potete ammirare lungo le pareti: l’Adorazione dei pastori, l’Annunciazione, la Visita di Maria a Sant’Elisabetta, il riposo nella fuga in Egitto. Volgendo lo sguardo in alto, invece, noterete il soffitto ligneo rifatto nell’800 e il disegno originale della cupola del 1590. Fantastico, per gli amanti della musica, è l’organo a canne costruito dai Fratelli Ruffatti nel 1961 che si trova nel presbiterio.