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Cattedrale di S. Maria Assunta

75019 Tricarico MT, Italia

by Lara Kipling
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Overview

Le sue primitive strutture romaniche, simili a quelle di Aderenza e di Venosa, sono state cancellate da una serie di ristrutturazioni barocche, ad opera dei vescovi Settimio de Robertis (1609-1611), Pier Luigi Carafa senior nel 1638 e del nipote Pier Luigi Carafa jr. dopo la peste del 1657. Assunse l'attuale aspetto architettonico e decorativo con l'intervento voluto da vescovo Antonio del Plato e realizzato tra il 1774 e il 1777, da maestranze napoletane, guidate dal regio ingegnere Carlo Brancolino e dall'architetto Domenico Sannazzaro, che ne curò gli stucchi. Nel I° millennio della diocesi (1968), il vescovo Bruno Maria Pelaia la dotò di una porta bronzea con epigrafe commemorativa Convento di S. Antonio di Padova. Fu Gerolamo Sanseverino, principe di Bisignano e conte di Tricarico, che il 27 settembre 1479 ottenne da Sisto IV la facoltà di erigere fuori le mura della cittadina, questo convento dei Frati Minori dell'Osservanza, uno dei primi cinque della Basilicata. Ultimato nel 1491 con i contributi la comunità tricaricese e dello stesso principe, fu per secoli centro della più genuina spiritualità francescana e di apostolato nelle missioni, come attesta padre Michelangelo Pacelli di Tricarico, tra i primi missionari in Etiopia, su cui scrisse un'opera (1797). Dotato di buona biblioteca, ebbe importante studio per la teologia. Alcuni suoi frati, di estrazione più popolare, si distinsero nel campo dell'artigianato e dell'arte, con opere ancor oggi fruibili nel convento. Nella sua chiesa esisteva la tomba dei nobili albanesi Giovanni Mattes, sua moglie Porfida Mosaccia Scanderberg e del loro figlio, capitano di 300 stradioti albanesi, al servizio dei Sanseverino (1576). Dopo l'abbandono di fine '800, fu affidato dall'Ammini­strazione comunale al vescovo Raffaello delle Nocche e si formò in Casa Madre delle Discepole di Gesù Eucaristico (1923) e nella casa di riposo per poveri ed anziani "Pia Opera di S. Antonio", fondata nel 1926 dal sacerdote don Pancrazio Toscano.