caffe-tommaseo

caffe-tommaseo

Caffè Tommaseo

Piazza Nicolò Tommaseo, Trieste, Italia

by Lara Kipling
131

Overview

Il Caffè Tommaseo è indubbiamente uno fra i più antichi Caffè di Trieste. E' difficile definire una data esatta delle origini del locale che, fu riaperto, dopo alcuni lavori di ripristino, nel 1830 da un padovano, Tomaso Marcato, che gli diede il proprio nome, Caffè Tomaso. Il Caffè prendeva il posto di una caffetteria sita in quella piazza dei Negozianti che ora si chiama Tommaseo. Anche il Caffè venne ribattezzato, nel 1848, con il nome dello scrittore e patriota dalmata, che ancor oggi viene ricorato da una serie di cimeli: un ritratto e le edizioni delle sue opere custoditi in una bacheca posta al centro del locale. A testimoniare il legame fra il Caffè e quel fondamentale momento storico c'è una lapide fatta apporre dall'Istituto nazionale per la storia del Risorgimento, ove si legge: "Da questo Caffè Tommaseo, nel 1848, centro del movimento nazionale, si diffuse la fiamma degli entusiasmi per la libertà italiana." Marcato che, grande appassionato d'arte, si preoccupò di abbellire il locale affidando l'incarico delle decorazioni al pittore Giuseppe Gatteri e facendo venire, direttamente del Belgio, una serie di specchiere, con le quali tappezzò tutte le pareti. Il Macato volle inoltre esporre un proprio ritratto opera di un noto ritrattista dell'epoca, Grigoletti. Il Caffè, ritrovo sia di artisti che di letterati che di uomini d'affari ospitava spesso mostre e concerti; va ricordata una personale dedicata a Giuseppe Bernardino Bison e i concerti che venivano proposti il giovedì dall'orchestra del Teatro comunale e il sabato dalla banda. Fra le specialità offerte dal Caffè Tomaso c'era il gelato, introdotto in città proprio dal Marcato che, sensilbile alle innovazioni, volle anche dotare il caffè di illuminazione a gas: correva il 1844 ed era il momento in cui in città si facevano i primi esperimenti pubblici. Una curiosità emersa dagli archivi del locale è che, con un contratto di acquisto, stilato il 29 settembre del 1830 pare ne fosse entrata in possesso la contessa Lipomana, nome sotto il quale si nascondeva nientemeno che Carolina Bonaparte, la vedova di Gioacchino Murat. Altro fatto degno di nota è che l'edificio che ospita il locale è, dal 7 aprile 1954, tutelato come monumento storico e artistico, sorte che divide con altri caffè prestigiosi, un nome per tutti il Caffè Greco a Roma, in via Condotti. Fra gli altri proprietari del caffè merita di eser ricordata la signora Nerina Madonna Punzo che si preocupò non solo di mentenere intatto l'aspetto originario del locale, ma si improvvisò anche editrice di un giornale periodico Lettere da un antico caffè che voleva farsi portavoce di idee e dibattiti letterari ed artistici.