amalfi

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Amalfi

Amalfi SA, Italia

by Lara Kipling
1.22M

Overview

L’origine di Amalfi non ha molte testimonianze, ma un’iscrizione, “Descendit ex patribus romanorum” conferma che furono i Romani a fondarla. La leggenda narra che Amalfi fosse una fanciulla amata da Ercole, poi sepolta in questi luoghi per volere degli Dei. I Romani vi si rifugiarono con molta probabilità a causa delle invasioni germaniche e longobarde, e la cittadina venne utilizzata come roccaforte difensiva del Ducato bizantino di Napoli. Grazie alla perizia degli esperti marittimi di Amalfi, i Bizantini mantennero un rapporto di pace e collaborazione con gli amalfitani. Dal IX secolo Amalfi divenne una delle quattro repubbliche marinare italiane, e si contese la supremazia sul traffico marittimo della penisola insieme alle rivali Venezia, Genova e Pisa. Si deve proprio alla cittadina amalfitana l’invenzione della bussola, attribuita a Flavio Gioia, che nel XIII secolo la introdusse come strumento di orientamento per i marinai. Tuttavia, secondo recenti ricostruzioni, non sarebbe stato Flavio, ma Giovanni Gioia, ad inventarla, e a promuoverne la successiva diffusione nel Mediterraneo. La particolare capacità dei marinai amalfitani contribuì all’affermarsi di rapporti pacifici, prevalentemente in ambito commerciale, con tutte le popolazioni vicine. A partire dal 596 Amalfi divenne sede vescovile, e nel 839 ottenne l’autonomia da Napoli, rimanendo comunque una preda ambita dei principi di Salerno, cui seppe resistere sapientemente, soprattutto perché florida e sviluppata. Il territorio di Amalfi, una volta ottenuta l’indipendenza, venne governato prima da un conte, eletto periodicamente dalle famiglie nobili del luogo, e, successivamente, da un duca. Nel IX secolo, Amalfi conobbe il suo massimo splendore, grazie anche alla grande estensione territoriale: Cetara, Positano, Capri, Li Galli, ma anche i Monti Lattari, fino a Gragnano erano comprese nel ducato, che riuscì ad affermarsi e a rivaleggiare con le altre tre repubbliche marinare. Nonostante la rivalità con Pisa, Genova e Venezia, Amalfi riuscì ad affermarsi all’interno del Mediterraneo e a sviluppare un traffico florido e prosperoso, grazie anche alle varie colonie che aveva collocato nelle città straniere più importanti. Il codice di diritto marittimo, o Tavola Amalfitana (clicca qui per leggere “Un capitolo latino inedito della Tavola di Amalfi”), che rimase in vigore ad Amalfi fino al ’700, risale a questo periodo, ed è ora conservato nel museo civico. Grazie al codice è stato possibile ricostruire in modo dettagliato il funzionamento e la progressione della società amalfitana. A partire dal 1039 Amalfi fu teatro di contrasti e cambiamenti: in quello stesso anno, infatti, il principe di Salerno Guaimaro V la conquistò. Ma dopo una breve dominazione, Amalfi passò a Roberto il Guiscardo, che stava dilagando nell’Italia meridionale, e al quale era impossibile opporsi per mancanza di forze sufficienti. Marino Sebaste, ultimo duca di Amalfi, venne deposto. Ma dopo qualche mese si formò una Lega, guidata dal Papa, alla quale partecipò anche Pisa: in questo modo, con la giustificazione di fermare il Guiscardo, i Pisani colsero l’occasione per impossessarsi del litorale salernitano. Dopo due anni di violenze e saccheggi, Amalfi, ormai ridotta a feudo, venne abbandonata e lasciata al suo destino, ben lontana dallo splendore di un tempo. Dopo varie lotte intestine, che la debilitarono ulteriormente, venne conquistata dai Normanni di Ruggiero II, nel 1131. Il re si adoperò perché le attività commerciali di Amalfi tornassero ad essere prospere, ed incentivò notevolmente lo sviluppo della cittadina, che, dopo una debole ripresa, continuò ad essere una delle principali fonti di sostentamento dell’economia meridionale. Nel 1135 la flotta amalfitana, impegnata a tenere a dovuta distanza i Saraceni, venne colta di sorpresa dai Pisani, che ne approfittarono per invaderla e metterla a ferro e fuoco. Ma il tramonto di Amalfi era già iniziato con la politica dei Normanni, che, causa la loro chiusura verso le popolazioni bizantine e musulmane, bloccarono gran parte del traffico commerciale. Durante tutto il medioevo, Amalfi mantenne comunque una certa importanza per il traffico marittimo dell’Italia meridionale, senza tuttavia aprirsi verso i principali paesi del Mediterraneo, e riducendo così notevolmente le sue entrate. In questo periodo la cittadina salernitana godeva anche di una flotta potente e ben organizzata: da una parte la flotta mercantile, utile per gli scambi commerciali, dall’altro la flotta militare, che si distinse soprattutto nelle battaglie contro gli Arabi. Si ricorda in particolare la battaglia di Ostia dell’849, quando la flotta musulmana, pronta a invadere e saccheggiare Roma, venne fermata grazie all’intervento degli amalfitani. Proprio ad Amalfi rimangono tuttora conservati i resti di un arsenale medievale, unico nel suo genere nell’Italia meridionale: l’edificio, che è arrivato fino ad oggi con due corsie e dodici pilastri, risale all’XI secolo, ma rimangono ben visibili i segni dei restauri più importanti, avvenuti nel 1240 e nel 1272. L’arsenale serviva principalmente per la costruzione di navi da guerra, in quanto le navi mercantili erano costruite direttamente sugli arenili. L’arsenale rimase in funzione fino alla metà del XIV secolo: nel 1343, infatti, dopo una tempesta di libeccio, la struttura venne completamente sommersa a causa di una frana sottomarina. Tra la fine del ’300 e l’inizio del ’400 Amalfi passò da una dominazione all’altra, dai Sanseverino, ai Colonna, quindi agli Orsini e quindi ai Piccolomini. Nel XV secolo la dominazione aragonese contribuì ulteriormente al declino del paese, togliendo ad Amalfi gran parte del traffico marittimo commerciale, e lasciandolo invece ai marinai catalani. Da qui iniziò un lento ma inesorabile declino, che culminò con la peste nel 1643, che ridusse di un terzo la popolazione della costa, incrementando ulteriormente lo stato di povertà della stessa. Le poche famiglie nobiliari rimaste si trasferirono a Napoli, e Amalfi rimase pressoché disabitata. Nel ’700 iniziarono invece a svilupparsi alcune attività artigianali, come i fabbri, i corallari, gli orologiai, e i cosiddetti “centrellari”, ovvero i forgiatori di chiodi. Nel 1800 Amalfi conobbe una sorta di rinascita: nel 1807, infatti, Giuseppe Bonaparte, che si recò a visitare la Costiera Amalfitana, ne riconobbe l’inestimabile bellezza, e decise di ordinare la costruzione di una strada che unisse Napoli e la costa. I lavori, proseguiti da Gioacchino Murat, terminarono nel 1854, quando la strada venne inaugurata. Fu proprio qui che Erik Ibsen trovò l’ispirazione per concludere la sua “Casa di Bambola“. Nella seconda metà del XX secolo, con il boom economico che investì la penisola italiana, Amalfi insieme a Napoli e l’isola di Capri divennero mete turistiche rinomate.