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Abbazia di Farfa

Via del Monastero, 02032 Farfa RI, Italia

by Lara Kipling
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Overview

L'Abbazia di Farfa è uno dei monumenti più insigni del Medio Evo europeo; ebbe il patrocinio di Carlo Magno e possedette, nel periodo di massimo splendore, una vastissima porzione dell'Italia Centrale. L'origine dell'Abbazia è ancora incerta, anche se i più recenti scavi archeologici guidati dal prof. David Whitehouse, direttore della British school di Roma, hanno appurato l'esistenza di un complesso del periodo romano sotto l'attuale Badia. La quasi certa identificazione di Lorenzo Siro con il vescovo di Forum Novum (Vescovio) del 554 accerterebbe la creazione, nel Vl secolo, di un centro fervente di fede e di ricchezza. Al tempo dell'invasione longobarda esisteva una basilica ed alcuni edifici monastici. Secondo una leggenda, nell'ultimo ventennio dei VII secolo, Tommaso di Moriana (o Morienna), che viveva a Gerusalemme, a seguito di una visione della Madonna, esortato a cercare in Sabina, in un detto Acuziano, i resti di una basilica a lei dedicata, riedificò l'opera costruita dal vescovo Siro e diede luogo ad una rifondazione della comunità. Nei primi anni dell'VIII secolo il monastero godette della protezione del Duca di Spoleto Faroaldo II. Farfa era così un'Abbazia Imperiale, svincolata dal controllo pontificio ma vicinissima alla S. Sede. In pochi decenni diveniva uno dei centri più conosciuti e prestigiosi dell'Europa medievale; Carlo Magno stesso, poche settimane prima di essere incoronato in Campidoglio, visitò l'Abbazia e vi sostò. Nel 999 fu introdotta la riforma nata a Cluny. Con Berardo I (1047 - 1089) Farfa riassume i caratteri di Abbazia imperiale e nella lotta per le investiture si schiera contro i Papi e a favore di Enrico IV con la conseguenza che, nel 1097, i monaci decidono, per motivi di sicurezza, di trasferire il complesso abbaziale sul sovrastante monte Acuziano, dove ancora oggi sono visibili le imponenti rovine dell'opera iniziata e mai finita. La definitiva decadenza inizierà, però di lì a poco: il Concordato di Worms (1122) segnerà, infatti, il passaggio del monastero all'autorità pontificia; con l'Abbate Adenolfo (1125) si sancì ufficialmente la totale sudditanza. Nel 1798 Farfa subì il saccheggio dei Francesi e nel 1861 la confisca da parte dello Stato italiano. Dal 1921 l'Abbazia appartiene alla comunità benedettina di S. Paolo fuori le mura. Attraverso un portale romanico del XIV secolo (con aggiunte gotiche) si accede ad un cortile sullo sfondo del quale si apre la Chiesa Abbaziale consacrata alla Vergine, risalente alla seconda metà del XV secolo. Da notare sopra il portale romanico, nella lunetta, un affresco quattrocentesco. Nelle mura della chiesa si possono distinguere frammenti di sarcofaghi paleocristiani. L'interno del la basilica è a tre navate divise da due filari di eleganti colonne joniche, sulla parete di fondo un grande olio su muro rappresentante il Giudizio Universale dipinto nel 1561 dal pittore fiammingo Henrik van der Broek. Affreschi del XVI e XVII secolo rappresentanti Storie della Vergine, Santi e Storie bibliche decorano l'abside e le navate minori; da segnalare nella prima cappella a destra una Crocifissione (copia da Francesco Trevisani), nella seconda una Madonna col Bambino e due Angeli detta Madonna di Farfa, venerata tavola del XIII secolo, ricoperta (nel XIX sec.) da una lamina d'ottone sbalzata che lascia visibili solo i volti. Presso la porta della Basilica, nel transetto e nell'abside sono tornati alla luce interessanti resti: un altare di epoca Carolingia e un tratto di parete affrescata con un'immagine di abbate (il cosiddetto Arcosollo di Altperto) che il prof. Whitehouse, leggendo attentamente il tratto di scrittura superstite, recentemente ha identificato con S. Lorenzo Siro. Nelle tre cappelle della navata di sinistra hanno lavorato Orazio Gentileschi e i suoi allievi. Del maestro sono infatti le tre tele raffiguranti S. Orsola (I cappella), Madonna col bambino (Il capp.), Crocifissione di S. Pietro (III capp.), degli allievi gli affreschi che arredano l'interno delle cappelle e che raffigurano episodi di storia sacra. Nel transetto è visibile, in parte, il pavimento originario della I metà del IX secolo. Nella cappella di sinistra del transetto si stagliano le severe immagini dei fondatori dell'Abbazia di Farfa: San Tommaso di Morienna e San Lorenzo Siro. Nel soffitto del transetto e nel coro vanno attentamente osservate le poco consuete (per un luogo sacro) grottesche della scuola degli Zuccari. Il coro ligneo dell'abside è del primo Seicento. Prima di lasciare la chiesa, alzando gli occhi, si può ammirare il soffitto a cassettoni del 1494 con lo stemma degli Orsini in un riquadro al centro della navata. Da visitare sono anche la cripta a forma semianulare dei secc. VII - VIII, nell'atrio della quale vi è un bellissimo sarcofago romano (fine II sec. d. C.) con scena di battaglia fra Romani e Barbari, e la torre Campanaria (secc. IX - XIII), alla base di quest'ultima, in un vano quadrato, si notano, anche se deperiti, interessantissimi affreschi di scuola romana della metà dell'XI secolo, rappresentanti Storie bibliche e l'Ascensione. Salendo nelle stanze superiori, in una di esse, affrescati in un sottareo, alcuni Profeti dipinti nel XV secolo. La visita all'Abbazia si può completare chiedendo di essere accompagnati al Chiostrino Longobardo (con una bifora romanica del XIII sec.). e al Chiostro grande risalente alla seconda metà del XVII secolo, dove sono raccolte sculture ed epigrafi romane; da qui, per un portale a punte di diamante si passa nell'attuale biblioteca dotata di oltre 45.000 volumi, dove si trovano alcuni pregevoli codici.