tavole-palatine

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Tavole Palatine

75012 Metaponto MT, Italia

Lara Kipling
by Lara Kipling
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Overview

Sede un tempo della scuola di Pitagora e terra fertile per i prodotti cerealicoli, Metaponto ed i suoi siti archeologici sono oggi meta di turisti da tutto il mondo. Le Tavole Palatine ed il Tempio dedicato alla dea Hera sono ancora oggi il simbolo di questa stupenda città che la Magna Grecia ha lasciato come testimonianza fino ai nostri giorni. Il tempio fu dedicato dagli Achei a Hera poiché erano devoti ad essa, essendo la moglie di Zeus. L’edificio, costruito nel 630 a. C., faceva parte di un’area sacra extraurbana connessa al culto della dea. Il tempio di Hera o Santuario delle Tavole Palatine è di stile dorico. Questo stile è caratterizzato da colonne piuttosto tozze, sormontate da un capitello. Tali capitelli hanno una struttura molto semplice: sono formati da un echino e un abaco che sorreggono una trabeazione. Quest’ultima era composta da un architrave e da un fregio. Il fregio alternava pannelli scolpiti o dipinti chiamati metope , e lastre scanalate chiamate triglifi. Sopra la trabeazione si trovavano i frontoni decorati. Il Tempio delle tavole palatine è perittero (circondato da colonne). La pianta del tempio è formata dalla cella (o naos) la quale aveva colonne sul fronte (pronao) e sul retro (opistodomo). Le colonne hanno un rapporto diametro altezza di 1:4 e di 1:5. I resti del tempio, con al centro la cella dotata di adyton e preceduta da un pronao, sono composti da 15 colonne con 20 scanalature e capitelli di ordine dorico. Delle 15 colonne, 10 sono sul lato settentrionale e 5 sul meridionale. erano 32, poiché il tempio era composto di una peristasi di 12 colonne sui lati lunghi e 6 sui lati corti. Lo stilobate era lungo 34,29 metri e largo 13,66 metri, la cella di 17,79 x 8,68 metri. Il tempio risulta molto degradato, poiché costruito con calcare locale (detto mazzarro). Nel V secolo a.C. fu dotato di un tetto fittile con decorazione policroma di tradizione ionica, con protomi leonine e doccioni. Nelle vicinanze delle tavole palatine vennero rinvenuti infatti, durante gli scavi del 1926, numerosi resti dell’antica decorazione in terracotta, statuette, ceramiche e altri pezzi di colonne ora esposti al Museo archeologico nazionale di Metaponto. Metaponto è una frazione del comune di Bernalda in provincia di Matera e conta circa 1000 abitanti. Sorge nella pianura stessa da cui prende il nome, il metapontino , tra i fiumi Bradano e Basento. Metaponto fu fondata da coloni greci dell’ Acaia nella seconda metà del VII secolo a.C. , su richiesta di rinforzo coloniale direttamente dalla madre patria, da parte di Sibari, per proteggersi dall’espansione di Taranto. Divenne molto presto una delle città più importanti della Magna Grecia. Fonti antiche riportano che Metaponto sarebbe stata fondata dall’eroe greco Nestore, di ritorno dalla guerra di Troia, e all’epoca vi fossero state due Metaponto, una risalente appunto a quel tempo, ed un’altra achea, di età storica. La ricchezza economica della città proveniva principalmente dalla fertilità del suo territorio, coltivazioni di grano e orzo, ed era testimoniata dalla spiga d’oro raffigurata sulle monete di Metaponto, la quale divenne il simbolo stesso della città, che inviava in dono alla città di Delfi. A Metaponto visse e operò, fino alla fine dei suoi giorni nel 490 a.C., il filosofo e matematico Pitagora e quì fondò una delle sue scuole. Metaponto stabilì un’alleanza con Crotone e Sibari e partecipò alla distruzione di Siris nel VI secolo a.C. Nel 413 a.C. aiutò Atene nella sua spedizione in Sicilia. Durante la Battaglia di Heraclea del 280 a.C. si alleò invece contro Roma con Pirro e Taranto. Quando Roma vinse definitivamente la guerra contro Pirro, Metaponto fu duramente punita e alcuni esuli metapontini trovarono rifugio a Pistoicos (Pisticci), unica città rimasta fedele a Metaponto durante la guerra. Metaponto intanto subì uno sconvolgimento del tessuto urbano in seguito alla realizzazione, sul lato orientale della città, di un castrum, nel quale si insediò una guarnigione romana. Nel 207 a.C. offrì ospitalità ad Annibale e i romani la punirono nuovamente, distruggendola. Divenne allora città federata riacquistando il suo splendore intorno al I secolo a.C. L’espansione urbana continuò fino all’ età romana. Nel 72 – 73 a.C. la piana di Metaponto fu teatro di passaggio dell’esercito di schiavi e disperati guidati da Spartaco. Difatti i primi successi contro l’esercito di Roma permisero a Spartaco di raccogliere nuovi consensi, anche nella zone della Lucania, lo testimonia Plutarco : “molti mandriani e pastori della regione, gente giovane e robusta, si unirono ad essi” , e di agire liberamente saccheggiando Metaponto. È in quelle terre che Spartaco si incontrò con il pirata cilicio Tigrane (presumibilmente re Tigrane II ) per organizzare il sospirato imbarco da Brindisi verso la Cilicia, poi fallito per il tradimento di quest’ultimo. Ciò coincise con la decadenza e col progressivo abbandono di questo sito, che venne lentamente ricoperto dai sedimenti alluvionali trasportati dai fiumi. A poca distanza dalla città moderna è situata l’ area archeologica di Metaponto con le sue rovine tra cui spiccano le celeberrime Tavole Palatine e il Museo Archeologico Nazionale della Magna Grecia di Metaponto. Perchè si chiamano così: Il nome Tavole Palatine deriva probabilmente dalla zona dove in passato aveva sede un antico palazzo regio, poi trasformato nella sede del tempio. Fino al XIX secolo le Tavole Palatine erano localmente definite anche mensole palatine o colonne palatine, probabilmente in ricordo alle lotte contro i Saraceni dei Paladini di Francia. Il tempio era anche chiamato Scuola di Pitagora, in memoria del grande filosofo. Nel medioevo era ancora chiamato mensae Imperatoris, probabilmente a ricordo dell’imperatore Ottone II che, nella spedizione contro i Saraceni nel 982, si accampò a Metaponto. Purtroppo spesso, a causa di continue esondazioni del fiume Bradano, che lambisce l’area, la sopravvivenza delle tavole palatine e insieme con il sito archeologico nei pressi, rischia di essere cancellato.