A Massa Marittima, un piccolo comune in Toscana, si erge ancora oggi il Palazzo dell'Abbondanza, che nel XIV secolo era noto come il Magazzino del Grano a causa della costruzione di depositi di grano al primo piano. Questo edificio di tre piani presenta tre archi a sesto acuto sul lato lungo, che consentono l'accesso alle vasche idriche della Fonte dell'Abbondanza. La Fonte, costruita nel 1265 su richiesta del podestà ghibellino Ildebrando Malcondine da Pisa, serviva come approvvigionamento idrico collegato all'acquedotto cittadino.
Durante i lavori di restauro nel 1999 è stato riportato alla luce un affresco murale noto come "L'Albero della Fecondità" sotto l'arco sinistro, che ha subito attirato l'attenzione. Il gigantesco affresco raffigura un albero dai rami che spuntano piccole foglie e organi sessuali maschili. Alle radici dell'albero si sviluppano due scene distinte che coinvolgono donne: a sinistra, quattro donne sembrano impegnate in un rituale in un'atmosfera tesa mentre uccelli neri, presumibilmente corvi, volano sopra di loro; a destra, invece, quattro donne si tengono per braccio.
La prima interpretazione, dopo il ritrovamento, collega l'antica associazione tra l'organo maschile e l'acqua, simbolo di vita e fertilità, nonché l'auspicio di prosperità e abbondanza per la città e i suoi abitanti, risalente all'epoca dell'antica Grecia e successivamente al Medioevo.
La datazione dell'affresco rimane incerta. Alcuni studi suggeriscono che sia stato commissionato insieme alla Fonte, mentre altri ritengono che sia stato realizzato successivamente dall'amministrazione guelfa che ha governato la città dal 1267 al 1335.
Lo studioso George Ferzoco propende per quest'ultima datazione, offrendo un'interpretazione del tema che contrasta con la prima. Secondo Ferzoco, l'affresco è stato creato dal governo guelfo come avvertimento per la città su ciò che sarebbe accaduto in caso di ritorno di un'amministrazione ghibellina: sterilità e carestia. Si fa riferimento anche ai rituali compiuti dalle donne raffigurate, confrontandoli con quelli descritti nel Malleus Maleficarum, un trattato latino del 1487 pubblicato dal frate domenicano Heinrich Kramer e dal suo collega Jacob Sprenger. La cerimonia raffigurata e descritta nel trattato sarebbe stata compiuta dalle streghe, che, dopo aver castrato gli uomini, posizionavano i loro genitali nei nidi degli uccelli per farli crescere nuovamente e usarli in altri rituali e cerimonie.
Secondo Ferzoco, il dipinto può essere considerato come il primo manifesto politico-amministrativo della storia, tipico della tradizione dell'arte pubblica politicizzata in Toscana, come evidenziato dalle opere dei Lorenzetti.
Una interpretazione più recente di Maurizio Bernardelli Curuz attribuisce la committenza dell'Albero della Fecondità al ghibellino Ildebrando Malcondine. Sarebbe stato lui a far realizzare l'affresco come testimonianza dell'opera pubblica resa alla città di Massa Marittima, simbolo di buon governo ghibellino, che avrebbe risolto problemi legati all'approvvigionamento idrico attraverso la Fonte e l'acquedotto, così come le scorte di grano e altri cereali in caso di carestia.
Tuttavia, esistono ancora incongruenze nelle diverse interpretazioni finora proposte, rendendo l'antico affresco interessante e oggetto di studi e ricerche da parte di istituzioni italiane e straniere, creando un alone di mistero intorno ad esso.