Sale dal nulla, dalla piattezza ocra della pianura tunisina, come un miraggio di pietra che si rifiuta di scomparire. L'anfiteatro romano di El Jem non si annuncia gradualmente: appare all'improvviso, tre piani di arcate color sabbia che si alzano per quasi 36 metri sopra le case basse del villaggio, visibile da chilometri di distanza su ogni lato. Nessuna collina lo nasconde, nessuna città moderna lo ingoia. È semplicemente lì, intatto e assurdo nella sua grandiosità.
Costruito intorno al 238 d.C., durante il periodo dell'imperatore Gordiano I, questo anfiteatro è tra i meglio conservati del mondo romano — terzo per dimensioni dopo il Colosseo di Roma e l'anfiteatro di Capua. La città che lo ospitava si chiamava Thysdrus, ed era un centro prospero grazie alla produzione e al commercio dell'olio d'oliva, una ricchezza che permise di finanziare un'opera monumentale capace di accogliere fino a 35.000 spettatori. Oggi El Jem è un paese di poche migliaia di abitanti, e quella sproporzione — tra la scala umana del villaggio e la massa dell'anfiteatro — è la prima cosa che colpisce il visitatore.
L'architettura che resiste ai secoli
Avvicinarsi alla struttura a piedi, percorrendo le strade del centro di El Jem, è già un'esperienza fisica. Le arcate si moltiplicano man mano che ci si avvicina, e la pietra calcarea locale mostra le sue sfumature: giallo pallido al sole pieno, quasi arancione nelle ore dorate del tardo pomeriggio. L'ellisse esterna misura circa 148 metri per 122 metri, e i tre ordini sovrapposti di arcate — dorico, ionico e corinzio — seguono la stessa logica compositiva del Colosseo, costruito più di un secolo prima.
All'interno, la cavea — la gradinata dove sedevano gli spettatori — è in gran parte ancora leggibile. Si possono percorrere i corridoi sotterranei, i cunicoli dove venivano tenuti i gladiatori e gli animali prima di essere spinti nell'arena. Camminare in quei tunnel stretti, con la volta bassa e la luce che filtra dagli ingressi, è uno dei momenti più evocativi dell'intera visita: è difficile non pensare a cosa significasse aspettare lì, nell'ombra, prima di salire verso la luce accecante dell'arena.
Thysdrus e la storia dimenticata
La storia dell'anfiteatro è intrecciata con quella di Gordiano I, il governatore della provincia d'Africa che nel 238 d.C. fu proclamato imperatore proprio a Thysdrus, in rivolta contro l'imperatore Massimino il Trace. Il suo regno durò solo poche settimane prima che lui stesso si suicidasse dopo la morte del figlio in battaglia. La città, però, era già al suo apice: i mosaici straordinari che oggi si trovano nel Museo Nazionale del Bardo a Tunisi e nel museo locale di El Jem provengono proprio dalle ville patrizie di Thysdrus, e testimoniano un livello di raffinatezza artistica sorprendente per una città provinciale.
Nel corso dei secoli l'anfiteatro ha subito danni significativi, ma non per mano del tempo: nel XVII secolo una parte della facciata meridionale fu demolita deliberatamente per impedire che i ribelli berberi lo usassero come fortezza. Quella breccia è ancora visibile oggi, e paradossalmente permette di vedere meglio la sezione trasversale della struttura, con i suoi corridoi concentrici e la complessità ingegneristica che la sorregge.
Come visitare El Jem
El Jem si raggiunge facilmente in treno da Tunisi o da Sfax: la linea ferroviaria che collega le due città passa per El Jem, e la stazione è a pochi minuti a piedi dall'anfiteatro. Il viaggio da Tunisi dura circa due ore e mezza. In alternativa, molti tour organizzati da Sousse o Hammamet includono El Jem come tappa giornaliera.
Il momento migliore per visitare è la mattina presto, appena apre il sito, oppure nel tardo pomeriggio. A metà giornata, specialmente in estate, il sole riflesso dalla pietra calcarea e l'assenza di ombra nell'arena rendono la visita faticosa. Prevedere almeno due ore per visitare l'anfiteatro con calma e il piccolo museo archeologico adiacente, che conserva mosaici e reperti provenienti dagli scavi della città antica. Il biglietto d'ingresso è accessibile — nell'ordine di pochi dinari tunisini — e include l'accesso a entrambe le strutture. Portare acqua, scarpe comode e, se possibile, una torcia per i corridoi sotterranei.
Un'esperienza che rimane
Quello che rende El Jem diverso da altri siti romani è proprio l'assenza di mediazioni. Non c'è una grande città intorno che distragga, non ci sono code interminabili, non c'è il rumore del traffico che copre tutto. C'è la pietra, il cielo tunisino, e il silenzio relativo di un villaggio che ha imparato a convivere con un colosso che lo sopravanza. Sedersi sulle gradinate e guardare l'ellisse dell'arena sotto di sé, sapendo che quella forma geometrica ha contenuto decine di migliaia di persone quasi duemila anni fa, è una di quelle esperienze che non richiedono spiegazioni aggiuntive.
Ogni luglio l'anfiteatro ospita il Festival Internazionale di Musica Sinfonica di El Jem, con concerti che si tengono direttamente nell'arena. L'acustica naturale della struttura, progettata per amplificare i suoni verso la cavea, funziona ancora oggi esattamente come i costruttori romani avevano previsto.