L'arco fu costruito tra il 211 e il 214 per mezzo di una donazione testamentaria di Gaio Cornelio Egriliano, prefetto della XIV legione, che era originario di Tebeste. La cifra stanziata per la costruzione fu di 250.000 sesterzi.
Più tardi, l'arco fu riutilizzato come porta settentrionale delle mura della città nel periodo bizantino. Gli archi laterali furono murati, come quello settentrionale, fino a quando furono riaperti dagli ingegneri militari francesi durante il periodo coloniale.
La sua forma è approssimativamente cubica, essendo di 10,94 m di lato e fino alla cima della trabeazione. Sui piloni, accanto alle campate ci sono coppie di colonne con capitelli corinzi, staccate dal muro e con pilastri dietro, sostenute da un podio da cui si estendono i loro piedistalli. La trabeazione principale è sopra le coppie di colonne e continua nella rientranza sopra le campate. Medaglioni con busti di divinità si trovano sopra ciascuna delle campate.
Sull'attico su tre lati ci sono dediche all'imperatore divinizzato Settimio Severo, Giulia Domna e Caracalla. Sul quarto lato c'è un'iscrizione bizantina ricostruita, originariamente trovata nel riempimento delle volte, che si riferisce all'incorporazione dell'arco nel muro della città bizantina come opera del magister militum Solomon.
Al centro, su tutti i lati, la trabeazione sosteneva un'edicola che reggeva una statua.
La ricostruzione della parte superiore dell'arco è oggetto di un certo dibattito tra gli studiosi: Secondo Meunier ci sarebbe stata una lanterna ottagonale con la base nascosta dall'edicola, mentre secondo un altro ci sarebbe stata una bassa cupola. Secondo Bacchielli, le quattro edicole, collegate da ringhiere, contenevano le statue del divinizzato Settimio Severo, della divinizzata Giulia Domna, di Caracalla e di Geta.
Riferimenti: Wikipedia
Top of the World