La Basilica di S. Cristina è una costruzione romanica del sec. XI con facciata rinascimentale (1494) e campanile a bifore trecentesco. Nell'interno a tre navate vi sono affreschi dei sec. XIV - XVI e dietro all'altare maggiore si trova un polittico di Sano di Pietro ben restaurato. Dalla navata sinistra si accede alla Cappella del Miracolo (Sec. XVII) il cui altare custodisce le pietre macchiate di sangue, reliquie del Miracolo Eucaristico (1263), mentre il Sacro Corporale, tovaglia d'altare macchiata di sangue, è custodito nella cattedrale di Orvieto. Attigua alla Cappella del Miracolo è la Grotta di Santa Cristina, facente parte delle catacombe cristiane. Nella grotta una grande icona di terracotta e la statua di S. Cristina morta, opere entrambe di Benedetto Buglioni. Il culto rivolto alla martire bolsenese è tra i più diffusi nel mondo cattolico.Si racconta che nel 292 Cristina, la giovane figlia di un prefetto romano, accanito persecutore dei cristiani, si convertì alla nuova fede. Il mostruoso padre, infuriato e deciso a punire la giovinetta, la sottopose ad orribili torture. Tra queste era previsto il taglio della lingua. Poi ordinò che ella fosse gettata nelle acque del lago con un masso legato al collo. Tuttavia questo, miracolosamente, anziché andare a fondo galleggiò, facendo salva così la fanciulla e indicandone a tutti gli scettici astanti l’indiscutibile santità; ma l’atrocità dei supplizi subiti non permise a Cristina di sopravvivere, e pochi giorni dopo finì col morirne.La pietra miracolosa venne però conservata e divenne presto l’altare che sarebbe stato protagonista, dieci secoli dopo, di un altro fatto straordinario. La Collegiata di Santa Cristina è infatti nota per il Miracolo del Corpus Domini, avvenuto secondo la tradizione nel 1263, quando un certo Pietro da Praga, un prete boemo che stava recandosi a Roma in pellegrinaggio, decise di sostare a Bolsena e di celebrare la Santa Messa sull’altare di Cristina. Poiché egli in cuore nutriva dubbi sulla transustanziazione, la mano divina (e forse lo spirito della Santa) volle respingerli e durante la cerimonia l’ostia consacrata balzò sull’altare e stillò sangue, con grande commozione dei fedeli presenti. La pietra di Santa Cristina, macchiata dall’ostia sanguinante, è custodita nella barocca Cappella del Miracolo (1693), dove peraltro si ammira una tela di Francesco Trevisani, a ricordo dell’evento sacro. Dalla Cappella del Miracolo si accede poi alla Grotta di Santa Cristina, che custodisce (incastonata in un ciborio del IX secolo) una pietra basaltica con impresse le orme della Martire (ella l’avrebbe calpestata prima di essere spinta nelle acque del lago) e da cui diparte un esteso ed oscuro complesso di catacombe, risalenti ai secoli II-V d.C., dove si trova il sarcofago con le spoglie della Santa.