
Dietro le mura medievali del Castello di Berat, la vita quotidiana continua esattamente come secoli fa: donne che stendono il bucato tra case di pietra grigia, bambini che giocano nei vicoli lastricati, anziani seduti davanti a portoni consumati dal tempo. Questa cittadella arroccata sulla collina che domina Berat non è un museo a cielo aperto svuotato dei suoi abitanti, ma un insediamento vivo dove alcune famiglie albanesi risiedono ancora oggi all'interno delle antiche mura.

Il castello sorge su uno sperone roccioso a circa 187 metri sul livello del mare, sopra la città che gli ottomani chiamarono Arnaut Belgrado e che oggi è patrimonio UNESCO dal 2008. Le sue origini risalgono almeno al IV secolo a.C., quando i Illiri costruirono le prime fortificazioni, ma la struttura attuale deve la sua forma definitiva principalmente ai restauri e alle espansioni bizantine del XIII secolo, con successive stratificazioni ottomane che si leggono chiaramente osservando le diverse tecniche murarie lungo il perimetro.
L'architettura delle mura e l'ingresso alla cittadella

L'accesso principale avviene attraverso la Porta Reale, un arco in pietra squadrata che introduce a un labirinto di stradine dove le case si addossano le une alle altre seguendo la morfologia naturale della roccia. Camminando lungo le mura, è possibile distinguere a occhio nudo le diverse fasi costruttive: i blocchi più grandi e irregolari appartengono alle fondamenta bizantine, mentre le sezioni più regolari e i torrenti a pianta circolare sono tipicamente ottomani, risalenti al periodo compreso tra il XV e il XVII secolo.
Il perimetro murario si estende per circa 1.400 metri e include torri di avvistamento posizionate a intervalli regolari. Molte di esse sono ancora percorribili parzialmente, offrendo scorci ravvicinati sulla tecnica costruttiva: pietre locali di calcare bianco legate con malta di calce, con inserti in mattoni cotti nelle sezioni di restauro ottomano. La vista che si apre verso la città bassa, con le sue case dalle finestre ad arco disposte a gradoni lungo la collina, è l'immagine che ha valso a Berat il soprannome di Città delle Mille Finestre.

Le chiese bizantine e il Museo Onufri
All'interno della cittadella si contano almeno una ventina di chiese bizantine, la maggior parte ridotte a ruderi o trasformate in moschee durante il dominio ottomano. Tra quelle meglio conservate spicca la Chiesa della Dormizione della Vergine, che ospita il Museo Onufri, dedicato all'omonimo pittore albanese del XVI secolo considerato uno dei maestri dell'iconografia ortodossa balcanica. Onufri è noto per l'uso di un rosso particolarmente intenso, ottenuto da pigmenti naturali, che ancora oggi risalta nelle sue icone con una vivacità sorprendente.

Il museo conserva circa settanta icone databili tra il XVI e il XIX secolo, alcune delle quali attribuite direttamente a Onufri e a suo figlio Nikolla. Gli interni della chiesa mostrano frammenti di affreschi originali sulle pareti laterali, parzialmente compromessi dall'umidità ma ancora leggibili nella struttura compositiva. L'ingresso al museo costa pochi euro — indicativamente intorno ai 200 lek albanesi, equivalenti a circa 2 euro — ed è incluso nel percorso di visita generale del castello.
Le cisterne e gli spazi nascosti

Uno degli elementi architettonici meno celebrati ma più interessanti del castello sono le cisterne sotterranee distribuite in diversi punti della cittadella. Scavate nella roccia e rivestite internamente con intonaco idraulico, servivano ad accumulare l'acqua piovana per sostenere la popolazione durante gli assedi. Alcune sono visibili dall'esterno attraverso aperture nel terreno, altre sono state parzialmente ripristinate e rese accessibili ai visitatori. La loro presenza testimonia una pianificazione urbana sofisticata, pensata per garantire l'autonomia della cittadella per periodi prolungati.
Esplorando i vicoli meno frequentati è possibile imbattersi in portali decorati con motivi geometrici intagliati nella pietra, soglie consumate da secoli di passaggi, e resti di pavimentazioni originali in ciottoli di fiume. Le case abitate mostrano spesso una stratificazione materiale affascinante: fondamenta bizantine, muri ottomani, infissi del Novecento, antenne satellitari. Questa sovrapposizione non è un difetto, ma la prova tangibile di una continuità abitativa che pochi siti medievali europei possono vantare.
Consigli pratici per la visita
Il momento migliore per visitare il castello è la mattina presto, preferibilmente entro le nove, quando la luce radente valorizza le texture della pietra e i gruppi turistici non hanno ancora raggiunto la cittadella. La visita completa richiede tra le due e le tre ore se si include il Museo Onufri e una passeggiata lungo le mura. Il percorso è in buona parte su pavimentazione irregolare e con dislivelli significativi, quindi sono indispensabili scarpe con suola antiscivolo. Dal centro di Berat il castello è raggiungibile a piedi in circa venti minuti di salita, oppure con taxi per chi preferisce evitare il dislivello. Evitare le ore centrali di luglio e agosto, quando il calore sulla roccia esposta diventa oppressivo.
