
Le mura del castello di Rabati si alzano sul centro di Akhaltsikhe come una città nella città: un minareto ottomano e una cupola di chiesa ortodossa condividono lo stesso cielo, separati da pochi metri di cortile lastricato. Questo accostamento non è il risultato di una scelta estetica moderna, ma di secoli di dominazioni sovrapposte che hanno lasciato strati fisici visibili ancora oggi, dalla pietra vulcanica scura delle torri medievali georgiane fino agli stucchi bianchi della moschea restaurata.
Il complesso si trova nella città di Akhaltsikhe, nella regione di Samtskhe-Javakheti, nel sud della Georgia, a circa 200 chilometri da Tbilisi lungo la strada che porta verso la Turchia. La fortezza sorge su un promontorio che domina la gola del fiume Mtkvari, e le sue mura racchiudono una superficie di circa 7 ettari divisi in due sezioni principali: la città bassa, accessibile gratuitamente e animata da caffè e botteghe, e la cittadella superiore, la parte storicamente più antica e militarmente più rilevante, che richiede il biglietto d'ingresso.
La storia stratificata del castello
Le prime strutture difensive sul sito risalgono al IX secolo, quando la fortezza era un baluardo del principato di Samtskhe. Nel XIV e XV secolo divenne la sede dei potenti principi Jakeli, che governarono la regione con relativa autonomia. La svolta più radicale arrivò nel 1578, quando le truppe ottomane conquistarono Akhaltsikhe e trasformarono la fortezza in un centro amministrativo dell'Impero: la moschea Ahmadiyye, costruita nel XVIII secolo all'interno del complesso, è il segno più evidente di quel lungo periodo di dominazione, durato fino al 1828, anno in cui le truppe russe dello zar Nicola I presero la città.
Dopo decenni di abbandono e degrado, il governo georgiano ha avviato tra il 2011 e il 2012 un ambizioso progetto di restauro finanziato in parte con fondi pubblici e in parte con investimenti privati. I lavori, che hanno suscitato qualche polemica tra gli storici per alcune scelte di ricostruzione considerate troppo invasive, hanno comunque restituito al complesso una leggibilità che era andata perduta. Chi visita oggi può distinguere chiaramente le parti originali, in pietra scura e irregolare, dalle sezioni ricostruite ex novo.
Architettura e dettagli da non perdere
Entrando nella cittadella superiore, il primo elemento che cattura l'attenzione è la moschea Ahmadiyye, con il suo minareto snello che raggiunge circa 30 metri di altezza. L'interno è stato convertito in museo e conserva alcune decorazioni geometriche originali sulle pareti, tipiche dell'arte islamica del periodo ottomano. A pochi passi si trova la chiesa ortodossa di San Marino, un edificio a navata unica con abside semicircolare e resti di affreschi medievali parzialmente leggibili sulla parete est, dove è visibile la figura di un santo in posizione frontale con nimbo dorato.
Le torri angolari della cinta muraria meritano una visita ravvicinata: la pietra basaltica utilizzata nella costruzione originale ha una texture ruvida e porosa che contrasta nettamente con il calcare chiaro usato nei restauri recenti. Questo contrasto cromatico, che a prima vista può sembrare un difetto estetico, diventa in realtà uno strumento di lettura storica prezioso. Dalla camminata di ronda, accessibile attraverso scale in pietra ripide, si apre la vista sulla gola del Mtkvari e sui tetti di Akhaltsikhe: nelle giornate limpide è possibile vedere le montagne del Caucaso meridionale all'orizzonte.
Il museo e le collezioni interne
All'interno della cittadella è allestito il Museo di Storia e Etnografia di Samtskhe-Javakheti, che occupa alcuni degli edifici restaurati. La collezione include oggetti rinvenuti durante gli scavi del sito: ceramiche medievali, monete delle diverse epoche di dominazione, armi e gioielli. Particolarmente interessante è la sezione dedicata agli Armeni che abitarono la regione per secoli, con iscrizioni lapidarie e tessuti tradizionali. Le didascalie sono in georgiano e inglese, il che rende la visita accessibile anche ai viaggiatori stranieri.
Il biglietto d'ingresso alla cittadella superiore costa circa 7 lari georgiani per gli adulti, una cifra equivalente a meno di 3 euro al momento della stesura di questo articolo. I bambini e gli studenti beneficiano di tariffe ridotte. La città bassa, con le sue botteghe di artigianato e i ristoranti che propongono la cucina locale della Samtskhe-Javakheti, è invece ad accesso libero e gratuito.
Consigli pratici per la visita
Il momento migliore per visitare il castello è la mattina presto, tra le 9 e le 11, quando la luce radente valorizza le texture della pietra e i gruppi organizzati non hanno ancora invaso i cortili. La visita completa, includendo il museo e la camminata sulle mura, richiede in media due ore e mezza. Da Tbilisi si raggiunge Akhaltsikhe in circa tre ore con i marshrutka, i minibus condivisi che partono dalla stazione di Didube: il costo è intorno ai 15 lari. In alternativa, alcune agenzie propongono tour giornalieri che combinano Rabati con la grotta monastica di Vardzia, a circa 60 chilometri di distanza, rendendo la logistica più semplice per chi ha poco tempo.
Chi soffre di vertigini dovrebbe prestare attenzione alle scale delle torri, prive di corrimano in alcune sezioni e con gradini di altezza irregolare. In estate la pietra si scalda molto: scarpe comode e acqua sono indispensabili.
