Alle porte di Urbania, questo tempio in stile barocco-romano, è stato costruito nel 1700 e fin da allora fu meta di pellegrinaggio all’immagine miracolosa del S.S. Crocifisso di Battaglia. Lungo la stretta vallata che sale verso le colline di Peglio, il santuario offre un particolare scorcio artistico, soprattutto per la maestosità della cupola che richiama l’imponenza del tempio classico, in un ambiente prevalentemente agricolo, con piacevoli campagne. Così chiamato in onore di Marino Antonio Battaglia da Urbania che volle edificare nel 1634 un piccolo oratorio dedicato al Crocifisso. Al suo interno, sull’altare centrale, si venera l’immagine di Cristo in croce con la Madonna e San Giovanni, affresco riferibile al XVI secolo. In seguito ad eventi miracolosi avvenuti nel 1717, la devozione verso il Santissimo Crocifisso ebbe un grande impulso ed il complesso fu ampliato per renderlo più accogliente per i molti pellegrini che sopraggiungevano. Il primo avvenimento prodigioso inerente il Gesù dipinto di Battaglia è legato alla signora Virginia Amantini Campana che, per devozione, aveva acceso una lanterna dinnanzi la santa Immagine. La donna, dopo due giorni e due notti, tornò a far visita al Crocifisso e con stupore dovette accorgersi di come la lanterna producesse ancora luce. Ma la constatazione più meravigliosa era un’altra, vale a dire che nemmeno una goccia di olio era andata consumata da quel ferro vecchio. Il fatto cui alla donna era toccato di assistere prese a richiamare una piccola folla dai paesi limitrofi. I parrocchiani della Chiesa di Battaglia allora, per non fare brutta figura, attaccarono a pulire il piccolo edificio religioso da cima a fondo, prestando particolare cura e attenzione al miracoloso affresco. Ma volendo far troppo bene si finì col far malissimo: in qualche modo il volto del buon Gesù era venuto via dall’immagine dipinta per finire su un panno buono a rimuovere polvere e ragnatele. I parrocchiani presero quindi a disperarsi e a interrogarsi sul che fare. Non essendo nessuno di loro particolarmente facoltoso, impossibilitati quindi ad assoldare un’artista di una qualche fama, andarono a tirare per la manica un modesto pittore durantino di nome Giovanni. Questi, tuttavia, timoroso oltremodo di sbagliare e giudicandosi indegno di lavorare su di un affresco tanto speciale, rifiutò l’incarico. O almeno tentò di farlo. Le insistenze infatti lo travolsero e, contro la sua volontà, finirono per condurlo alla cappelletta custode del Gesù senza viso. Lasciato solo al cospetto della Crocifissione di Battaglia, Giovanni attaccò a piangere per l’eccessiva responsabilità di cui era stato costretto a farsi carico, sciupando nelle lacrime tutte le sue energie. Di fatto il modesto pittore si addormentò. E al suo risveglio, senza che nemmeno un pennello si fosse sporcato, poté constatare che l’ormai celebre Gesù era tornato a possedere il suo volto originale.