Un’altra tappa da fare, sempre nella zona centrale della città, è la Chiesa di San Giovanni a Mare, conosciuta anche come Chiesa di San Giuseppe. Si tratta di un autentico gioiello nascosto nel cuore di Gaeta. Sorta su un antico luogo sacro cristiano distrutto dal terremoto del 1213, la chiesa è stata costruita utilizzando alcuni elementi di spoglio, come le colonne, tutte disuguali fra di loro, mentre tra il XV ed il XVII secolo fu arricchita di affreschi e decorazioni barocche rimosse dopo il restauro del 1928.Il luogo di culto è composto da 3 navate sorrette da materiale lapideo romano e medievale. La chiesa, in stile bizantino a croce latina, presenta al centro una cupola decorata dall’esterno con motivi arabeggianti databili all’XI secolo. L’altare appare notevolmente rialzato rispetto al piano dell’assemblea e il pavimento è particolarmente inclinato per garantire una maggiore prospettiva al luogo di culto: per questo motivo è suggestivo ricordare la tradizione popolare che vedeva l’acqua del mare entrare in chiesa e facilmente defluirne grazie al pavimento inclinato: bisogna considerare, però che dal Cinquecento qualche metro avanti la facciata della chiesa correvano i bastioni che cingevano tutto l’abitato.
I restauri del 1928, promossi dal Ministro Pietro Fedele ed avvenuti sotto la direzione di Gino Chierici, portarono alla rimozione degli arredi posteriori all’età medievale; portando alla luce resti di affreschi dei primi anni del Trecento, attribuiti alla scuola del Cavallini (pitture in parte staccate ed oggi esposte nel Museo Diocesano, Visitazione, S. Agata, Madonna con Bambino in trono e S. Lorenzo). In età barocca nella chiesa erano presenti diversi altari, per lo più in stucchi, dedicati a S. Sebastiano e S. Rocco, SS. Cosma e Damiano, SS. Rosario, S. Gaetano, S. Giuseppe. Quest’ultimo altare era patronato della Confraternita dei falegnami (1628) da qui il secondo nome della chiesa. Agli inizi del XVIII secolo fu dato alla facciata l’aspetto attuale, con semplici volute laterali e campanile a vela. Alla fine dell’Ottocento la chiesa fu dotata di un piccolo organo di scuola napoletana, rimasto in situ almeno fino agli anni Sessanta del secolo scorso.
Durante i restauri del 1928 l’altare maggiore fu trasferito nella chiesa di S. Maria della Catena e sostituito dall’attuale, realizzato riutilizzando una lastra di sarcofago romano con ippogrifi rimaneggiato già nel quattrocento. Sempre durante i lavori vennero ritrovati alcuni frammenti decorativi medievali e un’urnetta cineraria, oggi murati nelle pareti laterali. Resta traccia del pavimento marmoreo originale della chiesa in uno dei gradini antistante l’altare.