L'eremo di Sant'Antonio da Padova è una suggestiva cappella rurale oggetto di forte devozione e meta di molti pellegrini.
Lungo la strada che collega Cansano a Pescocostanzo, in un lungo altopiano che si apre a ovest ai piedi dei monti della Majella, si trova una delle più belle faggete d'Abruzzo, ricca di suggestioni e atmosfere suggestive: il bosco di Sant'Antonio, oggi Riserva Naturale. Al limite meridionale del bosco, dove inizia la piana di Primo Campo e si spinge fino alla base di Pescocostanzo, si può vedere un antico edificio con un piccolo campanile a vela, inserito tra i vecchi poderi: è l'eremo di Sant'Antonio da Padova. L'edificio è composto da una piccola chiesa e da alcune stanze utilizzate dagli eremiti come abitazione. La chiesa, molto semplice, ha due finestre poste ai lati dell'ingresso, elemento caratteristico delle chiese rurali, e altre due molto piccole sul lato a valle. L'interno contiene un semplice altare sormontato dal quadro di Sant'Antonio da Padova. La luminosità è data da due finestre in pietra grigia. Dopo il definitivo abbandono da parte degli eremiti laici che vi abitavano, la struttura è gestita da alcuni agricoltori locali che offrono ospitalità a pellegrini e viaggiatori. In epoca pagana il territorio era dedicato al culto di Giove. Le sue origini sono sicuramente medievali, le finestre sono tipiche del '300-'400 e la statua lignea del santo è datata alla fine del '300. L'iconografia del Santo con la barba ci ricorda che la chiesa era precedentemente dedicata a Sant'Antonio Abate. L'eremo esisteva già nel 1536.
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