A 120 metri sul livello del mare, il faro di Dyrhólaey si erge su uno dei promontori più drammatici dell'Islanda meridionale, una lingua di roccia vulcanica che si protende nell'Atlantico come una prua spezzata. Sotto di lui, la spiaggia nera di Reynisfjara si distende per chilometri, e le onde dell'oceano si infrangono con una forza che si sente nelle ossa prima ancora di vederla. Non è un posto che si avvicina in silenzio: il vento qui ha voce propria.
Il promontorio prende il nome dalla sua caratteristica più celebre: un arco naturale di basalto, Dyrhólaey significa letteralmente «isola con la porta» in islandese, riferendosi a questo arco abbastanza ampio da permettere, secondo la tradizione locale, il passaggio di piccole imbarcazioni. Il faro che lo corona è operativo dal 1910, e la sua torre bianca è visibile da decine di chilometri di distanza, sia dal mare che dall'entroterra dominato dal ghiacciaio Mýrdalsjökull.
Un paesaggio costruito dal fuoco
Tutto ciò che si vede attorno a Dyrhólaey è il risultato diretto dell'attività vulcanica che ha plasmato l'Islanda per millenni. La sabbia nera delle spiagge circostanti non è sabbia nel senso convenzionale del termine: è basalto finemente frantumato, scuro come carbone e pesante sotto i piedi. Le colonne di roccia che emergono dal mare davanti a Reynisfjara — le cosiddette Reynisdrangar — sono pinnacoli basaltici che secondo la leggenda sarebbero troll pietrificati dall'alba mentre cercavano di trascinare a riva una nave.
Dal punto panoramico accanto al faro, nelle giornate limpide, lo sguardo abbraccia l'intera costa meridionale islandese: a est si riconosce la sagoma del vulcano Katla nascosto sotto il ghiacciaio Mýrdalsjökull, mentre a ovest la costa si perde verso Vík í Mýrdal, il villaggio più meridionale dell'Islanda, con la sua chiesa bianca arroccata su una collina. È uno di quei panorami che non si descrivono facilmente, non per mancanza di parole ma perché la scala è semplicemente fuori dall'ordinario.
Le pulcinelle di mare e la stagione giusta
Tra aprile e agosto, le scogliere di Dyrhólaey ospitano una delle colonie di pulcinelle di mare (puffin) più accessibili dell'Islanda meridionale. Questi uccelli dal becco colorato nidificano nelle fessure erbose della sommità del promontorio e si lasciano avvicinare con sorprendente calma, purché si mantenga una distanza rispettosa. È uno degli spettacoli naturali più inattesi del luogo: trovarsi a pochi metri da decine di puffin che vanno e vengono dall'oceano, indifferenti alla presenza umana, mentre sullo sfondo il faro bianco si staglia contro il cielo nordico.
Proprio per proteggere la nidificazione, l'accesso alla sommità del promontorio viene chiuso durante il periodo di nidificazione, tipicamente da maggio a giugno, anche se le date variano di anno in anno. Prima di pianificare la visita è indispensabile verificare lo stato di apertura sul sito dell'Ufficio del Turismo islandese o presso i centri visitatori locali. Ignorare i divieti non è solo irrispettoso: in Islanda le sanzioni per disturbo alla fauna selvatica sono effettive.
Come arrivare e cosa aspettarsi
Dyrhólaey si raggiunge facilmente percorrendo la Ring Road (Strada numero 1) e svoltando sulla strada secondaria 218, a pochi chilometri a ovest di Vík. La strada sale ripida verso il promontorio e termina in un piccolo parcheggio. Non esiste biglietto d'ingresso per accedere all'area, che è libera e aperta al pubblico. Il villaggio di Vík dista circa 10 minuti in auto e offre servizi essenziali: stazione di rifornimento, supermercato, qualche ristorante e strutture ricettive.
Il momento migliore per la visita è la mattina presto o nelle ore serali estive, quando la luce radente esalta i contrasti tra il nero della sabbia, il bianco del faro e il verde dell'erba sul promontorio. D'estate, con il sole che tramonta dopo le 23, si ha tutto il tempo del mondo. In inverno l'accesso può essere complicato da neve e ghiaccio sulla strada d'accesso, e il vento su questo promontorio raggiunge intensità che rendono difficoltoso anche semplicemente stare in piedi. Portare strati termici in qualsiasi stagione non è un consiglio precauzionale: è una necessità concreta.
La spiaggia di Reynisfjara: l'altra faccia del promontorio
A pochi minuti di auto da Dyrhólaey, la spiaggia di Reynisfjara merita una sosta separata. Le sue colonne di basalto esagonale che formano una parete naturale a lato della spiaggia sono tra le formazioni geologiche più fotografate dell'Islanda. Qui però vale un avvertimento che i cartelli locali ripetono con insistenza: le onde killer — onde improvvise e potenti che si formano senza preavviso — hanno causato incidenti gravi nel corso degli anni. Non voltare mai le spalle all'oceano, e non avvicinarsi alla riva quando il mare è mosso. La bellezza del posto è reale, ma lo è altrettanto il pericolo.