Considerato uno dei più grandi pittori del Surrealismo, René Magritte ci ha consegnato dipinti meravigliosi, destinati a resistere all’usura del tempo in virtù non solo della loro bellezza estetica, ma anche della loro capacità di emozionarci. "Gli amanti” è sicuramente una delle sue opere più famose e se vi è capitato sotto gli occhi anche una sola volta, siamo sicuri che non lo avrete più dimenticato. Un quadro che testimonia una tragedia accaduta nella vita di Magritte e che allo stesso tempo mette in scena una relazione per certi versi negata.
Un quadro in cui gli amanti sono vicini, ma divisi da un velo che li rende ciechi. Una sorta di muro che allontana, malgrado la vicinanza. L’uso del panneggio coprente ricorre spesso nella tecnica di Magritte. A tal proposito è necessario citare la “Storia Centrale” di Magritte del 1928, perché è l’opera del pittore considerata da David Sylvester come quella in cui riaffiora maggiormente il collegamento con il suicidio della madre.
A soli 12 anni, Magritte visse in prima persona un grave lutto, la morte della madre suicida gettatasi in un fiume. Al ritrovamento del corpo, la vestaglia le copriva il volto, alla medesima maniera adottata nella descrizione degli innamorati che raffigurò posteriormente. Tuttavia, lo stesso Sylvester ipotizzò che l’uso dei visi velati sia, sì, collegabile alla violenta morte della madre, ma che tale episodio non sia all’origine della riproduzione dei volti nascosti. La visione delle fisionomie coperte inoltre si inserisce in un filone ideale del nesso visibile-invisibile, così caro al pittore belga e spesso presente nelle sue opere. Il tema rimanda al filone dell’indugio: non è immediato, non si mostra a prima vista al nostro sguardo. Anzi, ci spinge ad andare oltre, a ricercare il significato scavando nel profondo, sviscerando il vero messaggio. Gli amanti è un dipinto del 1928, realizzato con la tecnica dell'olio su tela. Dell'opera esistono due versioni, entrambe datate 1928. La prima attualmente è conservata presso la National Gallery of Australia, mentre la seconda donata dal collezionista privato Richard S, si trova appunto al MoMA di New York.
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