
Un urlo acuto, quasi metallico, ti accoglie ancora prima di entrare. È il verso degli guácharos, gli uccelli del petrolio (Steatornis caripensis), migliaia di esemplari che abitano le volte della grotta più lunga del Venezuela e che hanno dato il nome a questo straordinario sistema carsico nascosto tra le montagne di Caripe, nello stato di Monagas. Il suono è disorientante, quasi inquietante, e prepara il visitatore a un'esperienza che non somiglia a nessun'altra.

Nel 1799, il naturalista e esploratore prussiano Alexander von Humboldt fu uno dei primi europei a documentare scientificamente questa caverna, descrivendola con ammirazione nei suoi diari di viaggio. Humboldt rimase colpito non solo dalla spettacolarità dell'ingresso, una volta alta e drammatica che filtra la luce esterna in modo teatrale, ma soprattutto dalla presenza massiccia degli uccelli notturni, il cui grasso veniva tradizionalmente raccolto dalle popolazioni indigene Chayma per ricavarne olio da cucina e da illuminazione. Da quella spedizione storica, la grotta non ha smesso di affascinare scienziati e viaggiatori.
Un ecosistema unico nel buio

La Cueva del Guácharo si estende per oltre 10 chilometri di gallerie esplorate, rendendola la grotta più lunga del Venezuela. Il percorso turistico accessibile al pubblico copre circa 1,5 chilometri e attraversa alcune delle sale più spettacolari, tra cui la celebre Sala de los Guácharos, dove la colonia di uccelli raggiunge densità impressionanti. Gli uccelli usano l'ecolocazione per muoversi nel buio, proprio come i pipistrelli, e il loro stridio continuo crea un'atmosfera sonora che è parte integrante dell'esperienza.
Oltre agli uccelli, la grotta ospita un ecosistema complesso che include pesci e invertebrati adattati alla vita in assenza di luce. Le formazioni geologiche, stalattiti e stalagmiti di calcite, decorano le pareti con forme che i visitatori hanno battezzato nel tempo con nomi pittoreschi. La guida locale, obbligatoria per l'ingresso, indica le formazioni più celebri e racconta le leggende Chayma legate alla grotta, che nella tradizione indigena era considerata la dimora dei morti.

L'ingresso monumentale che stupì Humboldt
Ciò che colpisce fin dal primo momento è la sala d'ingresso, un arco naturale di dimensioni imponenti che si apre sulla vegetazione lussureggiante della foresta montana. La luce del giorno penetra per una cinquantina di metri all'interno, creando un gioco di contrasti tra il verde intenso delle piante che crescono fin dentro la caverna e il grigio scuro della roccia calcarea. È esattamente questa scena che Humboldt descrisse con entusiasmo nei suoi scritti, e oggi il visitatore può rivivere quella stessa prospettiva con notevole fedeltà.

La grotta è stata dichiarata Monumento Naturale dal governo venezuelano nel 1949, ed è gestita dall'Inparques, l'ente nazionale per i parchi. L'area circostante fa parte del Parque Nacional El Guácharo, che protegge anche la foresta di nebbia che avvolge le montagne di Caripe, con una biodiversità vegetale notevole che include orchidee e felci arboree.
Come organizzare la visita

Il villaggio di Caripe, a circa 2.400 metri di altitudine, è il punto di partenza logico per la visita. La grotta si trova a pochi chilometri dal centro abitato ed è raggiungibile con taxi locali o a piedi per i più intraprendenti. L'ingresso è gestito dall'Inparques e richiede il pagamento di un biglietto il cui costo, modesto secondo gli standard internazionali, può variare in base alla nazionalità e alle politiche locali vigenti: è consigliabile verificare i prezzi aggiornati direttamente sul posto o tramite l'ufficio del parco a Caripe.
Il momento migliore per visitare la grotta è la mattina presto, quando la luce naturale illumina meglio la sala d'ingresso e il calore non è ancora opprimente. La temperatura interna si mantiene intorno ai 18-20 gradi Celsius tutto l'anno, quindi è consigliabile portare uno strato leggero anche in piena estate. Le guide accompagnano gruppi regolari durante l'orario di apertura, che generalmente va dalle 8:00 alle 15:00, ma è sempre prudente confermare gli orari aggiornati localmente. Portare scarpe chiuse con suola antiscivolo è indispensabile: il pavimento della grotta è umido e in alcuni tratti sdrucciolevole.
Caripe e il contesto regionale
Caripe stessa merita una sosta. Il villaggio è noto per la produzione di fragole e fiori, un contrasto sorprendente con il clima tropicale del resto del Venezuela, reso possibile dall'altitudine. L'aria fresca, i giardini curati e il ritmo lento della vita locale offrono un respiro diverso rispetto alle grandi città venezuelane. Alcuni piccoli hotel e posadas locali permettono di pernottare comodamente e dedicare più di una giornata all'area, esplorando anche i sentieri del parco nazionale.
Arrivare a Caripe richiede un po' di pianificazione: la città è collegata a Maturín, capoluogo dello stato di Monagas, da una strada di montagna percorribile in circa due ore di auto. Da Maturín partono autobus e por puestos regolari. Chi viaggia dal resto del paese può raggiungere Maturín in aereo o in autobus da Caracas. La situazione dei trasporti in Venezuela può essere variabile, quindi informarsi in anticipo sulle opzioni disponibili è sempre una buona pratica.
