Le specie di tartufi commestibili presenti nel territorio ferrarese sono principalmente tre, anche se non di rado vengono rinvenute altre specie presenti in tutto il territorio emiliano-romagnolo.L’origine alluvionale dei terreni e la presenza di essenze arboree adatte rendono l'alto ferrarese ed in particolare la zona di Bondeno, una delle aree più importanti a livello nazionale per la produzione di tartufo bianco pregiato (Tuber Magnatum). A detta di molti esperti infatti, per una lunga serie di motivazioni, le caratteristiche organolettiche e qualitative di questo fungo gli permettono di non avere nulla da invidiare a quelli di Alba ed Acqualagna. Già il Vittadini nei sui trattati sui tartufi indicava la Golena di Gamberone come uno dei luoghi ove si rinvenivano una tra le specie più prelibate di tartufo bianco. Commercialmente meno costoso ma eccellente per la gastronomia è poi il tartufo nero liscio (Tuber macrosporum), dall’odore un po’ agliaceo ma dal gusto inconfondibile. Queste specie vengono rinvenute nelle macchie boschive residue e nelle zone ripariali lungo il corso del fiume Po, dove le condizioni chimico-climatiche e la presenza di pioppi bianchi, salici e farnie consentono un facile sviluppo della simbiosi micorizzica tra ife fungine ed apparato radicale delle piante simbionti. Spesso vengono rinvenuti anche lungo i viali dei paesi, nei parchi pubblici e privati, soprattutto dove crescono tigli. Nell'area del Delta mesolano è invece presente il bianchetto o tartufo di pineta (Tuber albidum) che ha in genere dimensioni piuttosto piccole e un odore aromatico un po' agliaceo, un sapore molto gradevole e, pur essendo una varietà meno pregiata rispetto al tartufo bianco, è comunque considerato eccellente per l'aspetto gastronomico. Infine, altre speci particolari di tartufo si possono trovare in tutte le aree dell'alto ferrarese sia al termine dei periodi invernali, il tartufo nero detto appunto “invernale” (Tuber Brumale), sia nel periodo estivo tra settembre e gennaio, il Tuber aestivum.