All’interno del centro storico puoi trovare una piazzetta colorata, conosciuta con il nome di Santa Brigida. Qui, alte case medievali circoscrivono con le loro facciate colorate una piccola fetta di città, che è diventata uno degli angoli più luminosi e graziosi del centro storico. Lasciata, dunque, l’ampia piazza del Vastato (l’attuale piazza della Nunziata) e procedendo in direzione della Stazione Principe, percorrendo quella “Strada delli Signori Balbi”, ricchi banchieri genovesi, si giunge in quel tratto di via dove un dimesso “stendardo”, che ben poco ha di storico, ci annuncia di essere giunti nel luogo dove, il 24 marzo 1403, l’arcivescovo di Genova, Pileo de Marinis, pose la prima pietra di quel monastero che dalla santa prese il nome. Sulla destra, un sottopasso, seguito da una scalinata, da accesso ad una piccola piazzetta dove il tempo sembra essersi fermato: le facciate, completamente rinnovate, di tipiche case medievali, che sembrano gioire dei loro nuovi vestiti gialli e rossi, fanno da cornice ai vecchi truogoli (gli antichi lavatoi di Santa Brigida), approvvigionati , da una fonte detta Bocca di Bove, un angolo di silenzio dove tendendo l’orecchio pare ancora di percepire il garrulo chiacchiericcio delle allegre lavandaie.
Sulla vetusta tettoia, brillante di restauro, si specchia una preziosa edicola, unico ornamento di spicco nell’essenzialità della piazza. A sinistra, un solido arco, antico ingresso del monastero, continua in un dedalo di vicoli, ricchi di storia, che s’inerpicano in alto, scalando la collina, fino in Corso Dogali.
Sono questi i luoghi dove giunsero, provenienti dalle turbolente alture di Sarzano, le monachelle agostiniane con l’intento di costruire una chiesa e di dedicarla alla santa, Brigida, di cui seguivano la regola (la regola dell’Ordine del Santissimo Salvatore di Santa Brigida è un’integrazione, in 27 capitoni, di quella di Sant’Agostino).
Appartenente alla famiglia reale svedese, Brigida (1303-1373), sposa giovanissima del nobile Ulf Gudmarsson e madre di 8 figli, alla morte del marito si spogliò dei suoi beni per darsi a una vita di fede. In uno dei tanti pellegrinaggi, fatto a piedi o a dorso di un mulo, giunse a Genova dove trovò ospitalità, per qualche mese, nell’abbazia di San Gerolamo di Quarto, in attesa di imbarcarsi per Roma, ospitalità che certo non ricambiò se, come narra la leggenda, dall’alto del Peralto, volgendo gli occhi verso la città ne abbia vaticinato la completa rovina.
Truogoli di Santa BrigidaIl monastero brigidino di Genova aveva una caratteristica peculiare: era pensato per una “coabitazione”, seppur rigorosamente separata, tra frati e suore, entrambi di clausura, il che impose la costruzione di passaggi labirintici che ci danno conto delle future creuze.