
Alle tre di notte, con una torcia frontale e una maschera antigas stretta sul viso, si comincia a salire lungo il sentiero che porta al bordo del cratere del Kawah Ijen. L'aria sa già di zolfo. Nell'oscurità totale, centinaia di metri più in basso, qualcosa brucia con una luce che non assomiglia a nessun fuoco che si sia mai visto: è blu elettrico, quasi viola, come se qualcuno avesse acceso un neon all'interno della terra. Quello che si sta guardando è zolfo liquido che si incendia a contatto con l'ossigeno, producendo fiamme che possono raggiungere i 5 metri di altezza. Non è un effetto speciale. È chimica.

Il Kawah Ijen si trova nella regione di Banyuwangi, all'estremità orientale dell'isola di Java, in Indonesia. Il vulcano fa parte del complesso vulcanico Ijen, un insieme di caldere e coni che si estende per decine di chilometri. Il cratere principale ospita uno dei laghi vulcanici più acidi del mondo: circa 200 milioni di metri cubi di acqua con un pH prossimo allo zero, colorata di un turchese acceso che di giorno sembra quasi irreale. Sotto quella superficie bellissima e velenosa, il lago raggiunge una profondità massima di circa 200 metri.
Le fiamme blu: quando e perché vederle

Il fenomeno delle fiamme blu è visibile soltanto nelle ore notturne, quando l'oscurità permette di percepire la luce emessa dalla combustione del gas solforico. Di giorno, le stesse fiamme esistono ancora, ma sono invisibili alla luce solare. Per questo motivo, la maggior parte dei visitatori inizia la salita tra le mezzanotte e le due di notte, percorrendo circa 3 chilometri di sentiero in salita per raggiungere il bordo del cratere, e poi scendendo altri 800 metri fino al fondo dove si trovano le fumarole attive.
Stare vicino alle fumarole significa esporsi a concentrazioni elevate di anidride solforosa: l'uso di una maschera antigas con filtri specifici per i gas acidi non è facoltativo, ma essenziale. Le mascherine chirurgiche non proteggono. Alcune guide locali le noleggiano all'ingresso del parco, ma la qualità è variabile: chi ha problemi respiratori dovrebbe portare la propria attrezzatura da casa. Il tempo di visita tipico, dalla partenza al ritorno alla base, è di circa 4-6 ore.

I minatori di zolfo: un lavoro che esiste ancora
Lungo lo stesso sentiero che percorrono i turisti con le loro giacche tecniche e i bastoncini da trekking, ogni notte e ogni mattina passano uomini con ceste di bambù cariche di zolfo grezzo. I minatori del Kawah Ijen lavorano all'interno del cratere attivo, rompendo manualmente le colate di zolfo solidificato con sbarre di ferro e caricandole sulle spalle. Ogni viaggio trasporta tra i 70 e i 90 chilogrammi di zolfo, percorrendo più volte al giorno il sentiero ripido che porta fuori dal cratere.

Lo zolfo viene venduto a impianti locali che lo utilizzano principalmente per la produzione di gomma e zucchero raffinato. Il guadagno per i minatori è calcolato a peso: una cifra che, pur rappresentando il doppio del salario medio agricolo locale, rimane molto bassa in termini assoluti. Incontrare questi uomini sul sentiero, vederli camminare scalzi o con sandali consumati sotto carichi che pochi riuscirebbero a sollevare da fermi, è uno di quei momenti che rimangono impressi in modo permanente.
Il lago turchese: cosa si vede di giorno

Con la luce del mattino, dopo che le fiamme blu svaniscono nell'alba, il cratere rivela la sua seconda spettacolarità. Il lago acido del Kawah Ijen ha una colorazione turchese-verde che cambia tonalità con il variare della luce e dell'attività geotermica sottostante. Le fumarole continuano a emettere vapori bianchi che si mescolano con la nebbia mattutina, creando un paesaggio che alterna momenti di visibilità totale ad altri in cui il cratere scompare completamente nella foschia.
Le pareti del cratere sono di colori che vanno dal giallo intenso dello zolfo depositato all'arancione ferroso, al grigio della roccia vulcanica nuda. Non ci sono recinzioni né barriere: il bordo del cratere è esposto, con pendenze ripide verso il lago. È un ambiente che richiede attenzione fisica costante, non adatto a chi soffre di vertigini o ha difficoltà motorie significative.
Informazioni pratiche per organizzare la visita
Il punto di partenza per la salita è il Paltuding Visitor Center, raggiungibile in auto da Banyuwangi in circa un'ora e mezza. Il biglietto d'ingresso per i visitatori stranieri è di circa 150.000 rupie indonesiane nei giorni feriali, con tariffe più alte nel fine settimana. La stagione migliore per visitare il Kawah Ijen è durante la stagione secca, tra maggio e ottobre, quando le probabilità di trovare il cratere libero da nuvole basse sono più alte. Nella stagione delle piogge, tra novembre e marzo, il sentiero può diventare scivoloso e la visibilità al cratere è spesso compromessa.
Chi parte da Bali può raggiungere Banyuwangi con il traghetto da Gilimanuk, un viaggio di circa 45 minuti. Da lì, molti visitatori scelgono tour organizzati che includono il trasporto notturno fino a Paltuding. Portare abiti caldi è indispensabile: a oltre 2.000 metri di quota, le temperature notturne scendono significativamente rispetto alla costa.
