Rigorosamente separati da un muro bianco lungo 74 metri e alto tre che contraddistingue in tutta Europa, unica nel suo genere, la spiaggia in ciottoli bianchi dello stabilimento balneare “La Lanterna“, ma più comunemente noto come “El Pedocin” – di proprietà del Comune di Trieste -, che tradotto dal dialetto significa “piccolo pidocchio“. Il perché si chiami così resta un mezzo mistero: o per la grande quantità di cozze in mare (“pedoci” in triestino) oppure perché vi andavano a “spidocchiarsi” i militari dell’imperatore Francesco Giuseppe. Quel che è certo, invece, è che si tratta di un luogo storico e “intoccabile” per i triestini che ne vanno particolarmente fieri da quando, nel 1903, il Comune costruì, lungo il molo Santa Teresa – oggi Fratelli Bandiera – il primo stabilimento balneare pubblico ossia “il Bagno alla Lanterna” per la vicinanza della lanterna collocata sul molo nel 1832 come faro marittimo.In realtà pare che il primissimo nome fu “Ciodin” perché i bagnanti si portavano da casa i chiodini per appendere lungo il muro i propri abiti. Venne inaugurato durante l’impero asburgico e il muro divisore che taglia letteralmente in due la spiaggia, sempre affollatissima nei mesi estivi ma aperta anche durante l’inverno, entrando parzialmente in mare, fu progettato inizialmente come staccionata per ragioni di privacy. In sostanza per impedire “atti contrari alla decenza” -in perfetto stile asburgico- salvaguardando così il gentil sesso.Le donne triestine, specialmente di una certa età, amano particolarmente questo tratto di mare sentendosi più libere lontane da occhi indiscreti proprio grazie al muro divisore che non è sinonimo di segregazione ma di totale tranquillità: in questo luogo per certi versi “fuori dal mondo” la vergogna e la timidezza di mostrare le proprie nudità – magari segnate dall’avanzare inesorabile del tempo – smettono di esistere e la disinvoltura ha la meglio.