
L'acqua è di un blu intenso, quasi irreale, che cambia tonalità con il variare delle nuvole che scorrono veloci a quasi duemila metri di quota. Il Lago Sevan occupa circa il cinque percento dell'intera superficie dell'Armenia e si estende per oltre 1.240 chilometri quadrati, rendendolo uno dei laghi d'alta quota più grandi dell'intera regione eurasiatica. Arrivare sulla sua riva per la prima volta produce una sensazione strana: ci si aspetta la montagna, e invece si trova il mare.

A rendere il panorama ancora più straordinario è la sagoma del monastero di Sevanavank, che si staglia su una penisola rocciosa che fino al XIX secolo era un'isola vera e propria. L'abbassamento del livello delle acque — causato da interventi idroelettrici sovietici negli anni Cinquanta — ha trasformato quell'isola in una lingua di terra percorribile a piedi, collegando così il complesso monastico alla terraferma e regalando ai visitatori una passeggiata panoramica che è già di per sé un motivo per venire fin qui.
Sevanavank: pietra, storia e vento

Il monastero di Sevanavank fu fondato nell'anno 874 d.C. dalla principessa armena Mariam, figlia del re Ashot I Bagratuni. Le due chiese principali che si possono visitare oggi — la Surb Arakelots e la Surb Karapet — sono costruite in basalto scuro, una pietra vulcanica che assorbe la luce e conferisce agli edifici un aspetto severo, quasi austero. Salendo i gradini che portano al complesso, si notano i khachkar, le tipiche croci in pietra armene intagliate con motivi geometrici intrecciati: alcune risalgono al Medioevo e sono ancora perfettamente leggibili nei loro dettagli.
Una volta in cima, il vento è quasi sempre presente, anche d'estate. La vista abbraccia l'intero bacino lacustre in tutte le direzioni: le montagne che circondano il lago superano i 3.000 metri e rimangono innevate fino a tarda primavera. È uno di quei panorami che non richiedono spiegazioni.

Il lago e il suo ecosistema unico
Il Sevan è alimentato da numerosi fiumi e torrenti che scendono dalle montagne circostanti, ma ha un solo emissario naturale: il fiume Hrazdan. Questa caratteristica, unita all'altitudine di 1.900 metri sul livello del mare, crea condizioni particolari per la fauna ittica. La specie più celebre è l'ishkhan, una trota endemica del lago Sevan che in lingua armena significa letteralmente «principe». Per secoli è stata la base dell'alimentazione locale e oggi è considerata una prelibatezza gastronomica: ordinarla nei ristoranti sul lungolago è quasi un obbligo, anche solo per capire perché gli armeni ne parlano con tale orgoglio.

Il livello del lago, abbassato artificialmente di circa 18 metri durante l'era sovietica per alimentare centrali idroelettriche, è oggetto di un progetto di recupero ambientale che dura da decenni. I risultati sono parziali ma visibili: la qualità dell'acqua è migliorata rispetto ai punti più critici degli anni Ottanta, e alcune specie ittiche mostrano segnali di ripresa.
La città di Sevan e come organizzare la visita

La città di Sevan, che dà il nome al lago, si trova sulla sponda nord-occidentale ed è il principale punto di accesso per i turisti. Dista circa 65 chilometri da Yerevan e si raggiunge comodamente in meno di un'ora percorrendo la strada principale verso nord-est. I marshrutka — i minibus condivisi tipici dell'Armenia — partono regolarmente dalla stazione degli autobus di Yerevan e rappresentano l'opzione più economica, con tariffe che si aggirano intorno ai 500-700 dram armeni a tratta. In alternativa, molti viaggiatori noleggiano un'auto o si uniscono a tour organizzati da Yerevan che includono anche altre tappe nella regione di Gegharkunik.
Il momento migliore per visitare il lago è tra giugno e settembre, quando le temperature sono miti e il cielo tende a essere sereno. In estate il lungolago si anima di vacanzieri armeni, e i fine settimana possono risultare affollati. Chi preferisce la quiete dovrebbe puntare a una visita infrasettimanale o nelle prime ore del mattino, quando la luce radente sull'acqua è particolarmente fotogenica e i venditori di souvenir non hanno ancora aperto i loro banchetti lungo la salita al monastero.
Cosa mangiare e dove fermarsi
I ristoranti che si affacciano sul lago propongono quasi tutti lo stesso menù incentrato sul pesce fresco: l'ishkhan viene servita alla griglia o al forno con erbe aromatiche locali, accompagnata da lavash, il pane armeno sottile e morbido riconosciuto dall'UNESCO come patrimonio immateriale dell'umanità. I prezzi sono generalmente più bassi rispetto a Yerevan per piatti equivalenti. Evitare di acquistare pesce dai venditori ambulanti non autorizzati lungo la strada è un consiglio che le autorità locali ripetono spesso, sia per ragioni sanitarie sia per tutelare le specie protette.
Pernottare a Sevan o nei dintorni permette di vivere il lago in modo più autentico: all'alba, quando la nebbia bassa scivola sulla superficie dell'acqua e il monastero emerge lentamente dalla foschia, il paesaggio assume una qualità quasi irreale. Vale la pena alzarsi presto almeno una volta.
