Giuseppe Zimbalo, Giuseppe Cino e Mauro Manieri. Sono questi i tre grandi architetti del Barocco leccese che hanno forgiato con estro e genio la magica Piazza Duomo di Lecce (una curiosità: la piazza è chiusa su tre lati e dispone di una sola entrata. La Piazza si apre al termine della via Palmieri, annunciata dai Propilei di ingresso con sopra le statue dei Padri della Chiesa che sembrano quasi fare gli onori di casa ai visitatori che entrano nella piazza sacra per eccellenza della città di Lecce. Una piazza che affascina per i toni caldi della pietra leccese che riveste i quattro edifici che vi sorgono, il Campanile, il Duomo, l’Episcopio e il Museo Diocesano. In passato la piazza si chiamava “Cortile del Vescovado” frequentato solo da uomini di chiesa e circondato da fabbriche religiose che fungevano quasi da mura isolandosi così dal resto di Lecce; Una rivoluzione architettonica all’interno di questa piazza avverrà con il vescovo Luigi Pappacoda nella seconda metà del 1600. Lecce, già insignita dal titolo di capoluogo di provincia del Regno di Napoli, divenne sede di importanti uffici periferici dello Stato e della Regia udienza, nonché residenza di numerosi funzionari, professionisti e di molti aristocratici, perciò il Vescovo sentì l’esigenza di rinnovare urbanisticamente e culturalmente Lecce affinché fosse degna della posizione politica che aveva conquistato. Alla luce di questi eventi, il Vescovo Pappacoda decise di utilizzare il barocco leccese per rilanciare Lecce e darle un aspetto singolare che la distingueva dalle altre città.Prima del suo rifacimento, la piazza si presentava con un pericolante campanile e una piccola chiesa sempre in balia dei saccheggiatori come i Saraceni. In seguito allo scampato pericolo della peste del 1659 e con l’avvento del barocco leccese, il vescovo Pappacoda riuscì a dare nuova linfa alla piazza ricostruendo il Campanile e il Duomo plasmate dalle mani dell’architetto leccese Giuseppe Zimbalo, poi seguirono altri committenti ed altri artisti per la realizzazione di altri edifici all’interno del cortile.Solo dopo la seconda metà del 1700, la Piazza venne aperta al pubblico una decisione che fu voluta dal vescovo Sozi Carafa per deliziare gli occhi dei passanti e visitatori con l’eleganza che si respirava nel cortile una volta entrati.