Le Cave di Marabar non sono solo un punto centrale di "Un passaggio in India" di E.M. Forster, ma hanno anche radici nelle vere Cave di Barabar del Bihar, in India, con un profondo legame con la setta Ajivika intorno al 322-185 a.C. Si pensa che queste grotte, con le loro pareti lisce come il vetro e l'eco ossessionante, "ou-boum", ospitassero poteri mistici e risonanze spirituali. Le leggende che circondano le grotte parlano di voci del passato e di spiriti che risiedono al loro interno.
Nel cinema, le grotte di Marabar sono state adattate sia in opere teatrali che nella versione cinematografica del romanzo di Forster. Sebbene David Lean, regista del film, abbia scelto altri luoghi per le riprese, il ruolo simbolico delle grotte nella narrazione, che rappresenta la confusione, le forze cosmiche e il tumulto interiore, rimane significativo. Nel romanzo, le grotte scatenano profonde crisi emotive ed esistenziali nei personaggi.
Nel folklore, si dice che le grotte ospitino echi di antiche divinità e spiriti, con suoni misteriosi che si pensa siano messaggi da un altro mondo. Quest'aura mistica contribuisce ad accrescere lo status di patrimonio culturale indiano delle grotte.
Le creative Grotte di Barabar hanno ispirato anche l'arte e l'architettura moderna. Un'installazione chiamata Marabar dell'artista Elyn Zimmerman a Washington, DC, trae spunto dalla risonanza delle grotte, mentre il gruppo punk britannico The Marabar Caves ha adottato il nome per il suo legame atmosferico con il tema del romanzo. Nonostante la loro storia antica, le Cave di Barabar continuano a simboleggiare il mistero e l'enigma dell'esistenza umana, proprio come la loro rappresentazione nell'opera di Forster.