Nei pressi del Battistero degli Ariani c’è un muro molto particolare, che si distingue dalle altre mura della città. In molti lo hanno visto, ma non tutti ne conoscono il nome: è il cosiddetto Muro di Droctulfo. Secondo lo storico ravennate Agnello (IX secolo d.C.), in quest’area aveva vissuto un cavaliere di origini longobarde di nome Droctulfo. Di origine sveva, in gioventù era stato schiavo presso la corte del re longobardo Alboino. Nonostante ciò era riuscito a divenire duca longobardo. Nel 572 d.C. la svolta che lo rese celebre: durante la guerra tra il suo popolo e i Bizantini, tradì i suoi commilitoni e si mise a combattere a fianco degli abitanti di Ravenna per la difesa della città. Lo storico Paolo Diacono ha ipotizzato che il cambio di bandiera fosse avvenuto per vendicare lo stato di prigionia che avevo subito da giovane. Da allora, Droctulfo combatté sempre a fianco dei Bizantini. Morì lontano da Ravenna ma, per sua stessa richiesta, fu sepolto qui. Fu celebrato con tutti gli onori: gli fu dedicato un bellissimo epitaffio, lodato per la sua qualità letteraria da Benedetto Croce e che ha ispirato un racconto del grandissimo Jorge Luis Borges. Il racconto dello scrittore argentino si intitola Storia del guerriero e della prigioniera. Epitaffio di Droctulfo «In questo tumulo è chiuso, ma solo con il corpo, Droctulfo perché, grazie ai suoi meriti, egli vive in tutta la città. Egli fu con i Bardi, ma era Svevo di stirpe: e perciò era soave a tutte le genti. Il volto era tremendo all'aspetto, ma l'animo buono, la sua barba fu lunga sul petto robusto. Amò sempre le insegne del popolo romano, sterminò la sua stessa gente. Per amor nostro, sprezzò gli amati genitori, reputando che qui, Ravenna, fosse sua patria. Prima gloria fu occupare Brescello. E in quel luogo restando, terrifico fu pei nemici. Poi sostenne con forza le sorti delle insegne romane, Cristo gli diè da tenere il primo vessillo. E, mentre Faroaldo con frode trattiene ancora Classe, egli prepara le armi e la flotta per liberarla. Battendosi su poche tolde sul fiume Badrino, ne vinse infinite dei Bardi, e poi superò l'Avaro nelle terre orientali, conquistando la massima palma per i suoi sovrani. Con l'aiuto del martire Vitale, giunse da loro: spesso vincitore, acclamato, trionfa. Per le membra egli chiese riposo nel tempio del martire: qui è giusto che, morto, egli resti. Egli stesso lo chiese, morendo, al Sacerdote Giovanni, per il cui pio amore venne a queste terre.»