In provincia di Pordenone, nella zona umida e paludosa che si estende tra i comuni di Caneva e Polcenigo nella area delle sorgenti del fiume Livenza, si trova il sito palafitticolo del Palù di Livenza. Si tratta di una località frequentata dagli ultimi cacciatori-raccoglitori nel corso della fase finale del Paleolitico nel corso del Tardoglaciale. La più intensa ed estesa frequentazione del Palù ci fu tuttavia nel corso della fase finale del Neolitico, quando nell'area umida si sviluppò un abitato palafitticolo. Dai dati raccolti nell'area indagata negli anni '90 dello scorso secolo è stato possibile ricostruire almeno tre tipologie costruttive delle strutture palafitticole, relative a fasi insediative distinte, cronologicamente databili tra il 4.500 e il 3.800 a.C. circa. I materiali rinvenuti e recuperati sono molto numerosi e costituiti principalmente da strumenti in pietra scheggiata, da frammenti ceramici e da resti lignei delle strutture delle capanne; meno comuni, ma attestati sono anche gli oggetti di legno di uso quotidiano tra i quali di rilievo sono un frammento di remo o pagaia, un grande vaso, un frammento di immanicatura d'ascia e un attingitoio in corso di lavorazione. Interessanti i dati paleobotanici che hanno consentito la ricostruzione delle attività agricole neolitiche e dell'habitat naturale all'epoca del villaggio riconducibile al cosiddetto querceto misto popolato da cervi, caprioli e cinghiali. Il sito di Palù di Livenza è sicuramente uno tra i più interessanti siti palafitticoli neolitici dell'Italia settentrionale. Grazie all'eccezionalità della datazione dei ritrovamenti e al perfetto stato di conservazione dei resti archeologici, il Palù è stato iscritto nel 2011 nella lista del Patrimonio Mondiale dell'UNESCO assieme ad altri insediamenti simili distribuiti in molte aree umide dell'arco alpino (Siti palafitticoli preistorici dell'arco alpino)