Passeggiando intorno alla rocca Albornoziana, non si potrà fare a meno di notare il celebre Ponte delle Torri, simbolo della città di Spoleto. Questo ponte, dalle origini antichissime, è stato recentemente chiuso al passaggio pedonale per motivi di stabilità successivamente ai terremoti che hanno colpito quest’area dell’Italia. Non è ancora chiaro l’epoca a cui risalga, ma si suppone che l’aspetto che ancora oggi possiamo vedere sia del XIV secolo, nel tardo medioevo, e che venne costruito su di una struttura già esistente di epoca romana.Il Ponte delle Torri, tra le più grandi costruzioni in muratura dell’età antica, alto ben 80 metri e lungo circa 230, aveva funzioni di acquedotto, portando in città l’acqua del monte tramite il canale posto sulla sua sommità. Un’altra sua funzione, che mantiene ancora oggi, era quella di collegamento tra il centro storico spoletino e il Monteluco, grazie alla presenza di un camminamento che corre lungo il versante nord. Realizzato in calcare locale è sorretto da nove piloni collegati tra loro da arcate ogivali. Il ponte, nel corso dei secoli, ha sempre affascinato viaggiatori ed importanti personaggi storici ed è ancora oggi uno dei monumenti più famosi e pittoreschi di Spoleto. Significativa la frase di Johann Wolfgang von Goethe:
“Sono salito a Spoleto e sono anche stato sull’acquedotto, che nel tempo stesso è ponte fra una montagna e l’altra. Le dieci arcate che sovrastano a tutta la valle, costruite di mattoni, resistono sicure attraverso i secoli, mentre l’acqua scorre perenne da un capo all’altro di Spoleto. E’ questa la terza opera degli antichi che ho innanzi a me e di cui osservo la stessa impronta, sempre grandiosa. L’arte architettonica degli antichi è veramente una seconda natura, che opera conforme agli usi e agli scopi civili. E’ così che sorge l’anfiteatro, il tempio, l’acquedotto. E adesso soltanto sento con quanta ragione ho sempre trovato detestabili le costruzioni fatte a capriccio (…). Cose tutte nate morte, perché ciò che veramente non ha in sé una ragione di esistere, non ha vita, e non può essere grande, né diventare grande.”
(Viaggio in Italia, 27 Ottobre 1816)