
Quarantamila anni fa, qualcuno si fermò su queste rocce calcaree affacciate sul Mar Caspio e incise la sagoma di un toro. Oggi, camminando tra i massi della Riserva Statale di Qobustan, in Azerbaigian, si può ancora vedere quell'immagine — insieme a oltre 6.000 petroglifi che raccontano cacce, danze, barche e figure umane stilizzate, stratificati su millenni di storia umana. Questo altopiano roccioso, distante circa 60 chilometri a sud di Baku, è uno dei siti di arte rupestre più densi e meglio conservati dell'intera regione eurasiatica.

La riserva fu istituita ufficialmente nel 1966, e nel 2007 l'UNESCO ha iscritto Qobustan nella lista del Patrimonio Mondiale dell'Umanità, riconoscendo il valore eccezionale delle sue incisioni che coprono un arco temporale che va dal Paleolitico superiore fino all'epoca medievale. Ma Qobustan non è solo un archivio di immagini antiche: a pochi chilometri dal sito principale, decine di vulcani di fango attivi gorgogliano silenziosamente, espellendo fango grigio freddo in piccole eruzioni che sembrano uscite da un altro pianeta.
I petroglifi: un archivio di 40.000 anni scolpito nella pietra
Le incisioni di Qobustan non sono concentrate in un unico punto ma distribuite su tre aree principali — Böyükdaş, Kiçikdaş e Cingirdağ — ognuna con caratteristiche proprie. Sul massiccio di Böyükdaş, il più accessibile e il più visitato, si trovano alcune delle immagini più iconiche: grandi tori aurochs dalle corna lunghe, figure antropomorfe che danzano in fila, e persino quella che alcuni ricercatori interpretano come la raffigurazione di una barca a remi, simile per forma alle imbarcazioni vichinghe. Proprio accanto a una di queste rocce, una targa ricorda che il celebre esploratore norvegese Thor Heyerdahl visitò il sito negli anni Novanta e rimase convinto che le somiglianze tra queste incisioni e i simboli scandinavi suggerissero antichi legami culturali tra i popoli del Caspio e quelli del Nord Europa.
Camminando sul percorso segnalato, si notano anche iscrizioni latine lasciate da una legione romana — la Legio XII Fulminata — risalenti probabilmente al I-II secolo d.C., prova tangibile che queste rocce erano un punto di riferimento già nell'antichità classica. Il moderno museo inaugurato nel 2012 ai piedi del sito offre riproduzioni in scala, pannelli esplicativi e una collezione di reperti che aiutano a contestualizzare ciò che si vede all'esterno. Il biglietto d'ingresso al museo e al sito rupestre è di circa 15 manat azeri (poco meno di 9 euro al cambio indicativo), una cifra accessibile che include la guida audiovisiva.
I vulcani di fango: un paesaggio lunare a pochi chilometri
A una ventina di chilometri dal sito principale, la pianura semi-desertica che circonda Qobustan ospita una concentrazione eccezionale di vulcani di fango. L'Azerbaigian conta circa la metà di tutti i vulcani di fango presenti sul pianeta, e quelli della zona di Qobustan sono tra i più attivi e visibili. Non si tratta di strutture imponenti: la maggior parte sono piccoli coni o depressioni nel terreno da cui fuoriesce lentamente un fango grigio-bluastro e freddo, mescolato ad acqua salata e gas naturale. Ogni tanto, con un gorgoglio sordo, una bolla più grande rompe la superficie e lascia un cerchio perfetto che si espande lentamente.
L'effetto visivo è ipnotico e straniante allo stesso tempo. Il terreno attorno ai vulcani è incrostato di sale e solcato da rivoli di fango essiccato che formano motivi geometrici naturali. Alcune eruzioni più intense — che avvengono raramente ma in modo imprevedibile — possono proiettare fango a diversi metri di altezza. È consigliabile non avvicinarsi troppo ai coni attivi e restare sui percorsi battuti, anche perché il terreno circostante può essere cedevole.
Come organizzare la visita in modo efficace
Il modo più comodo per raggiungere Qobustan da Baku è noleggiare un'auto o prendere un taxi privato: il viaggio dura circa un'ora lungo la strada costiera che scorre parallela al Caspio. Esistono anche autobus pubblici che fermano vicino all'ingresso, ma i collegamenti con i vulcani di fango richiedono comunque un mezzo privato. Il momento migliore per visitare è la mattina presto, quando la luce radente esalta i rilievi delle incisioni rupestri e le temperature sono più sopportabili, soprattutto nei mesi estivi quando il sole sul calcare può diventare intenso. Calcolare almeno tre ore per il museo e il sito di Böyükdaş, più un'ora e mezza aggiuntiva se si decide di raggiungere i vulcani di fango.
Portare acqua in abbondanza, scarpe chiuse con suola antiscivolo e un cappello è indispensabile: il sito è completamente esposto e il terreno irregolare richiede attenzione. Le stagioni più piacevoli sono aprile-maggio e settembre-ottobre, quando il clima è mite e i colori del paesaggio — tra il beige delle rocce, il grigio del fango e il blu del Caspio all'orizzonte — raggiungono la loro resa migliore.
