
Alle prime ore del mattino, quando la luce radente del sole tocca le pareti rocciose del Cerro de los Siete Colores, il paesaggio sembra quasi irreale. Le striature minerali di rosso ossido, verde rame, giallo zolfo e viola manganese si accendono progressivamente, trasformando la montagna in una tavolozza vivente che cambia tonalità ogni ora. Questo fenomeno visivo, del tutto naturale e osservabile a occhio nudo, è il cuore pulsante della Quebrada de Humahuaca, una gola montana che si estende per circa 155 chilometri nella provincia di Jujuy, nel nordovest dell'Argentina.

La quebrada si sviluppa lungo il corso del Rio Grande, a un'altitudine che oscilla tra i 2.000 e i 3.500 metri sul livello del mare. Nel 2003 l'UNESCO l'ha iscritta nella lista del Patrimonio dell'Umanità, riconoscendola come paesaggio culturale e naturale di valore eccezionale. Ma al di là dei riconoscimenti ufficiali, ciò che colpisce il visitatore è la densità visiva del territorio: ogni curva della strada rivela una variazione cromatica, una formazione geologica diversa, un ecosistema che cambia con la quota.
Un ecosistema verticale tra deserti e puna
La Quebrada de Humahuaca non è un ambiente uniforme. Procedendo verso nord da Tilcara fino a Humahuaca e oltre, si attraversano microclimi distinti che ospitano comunità vegetali radicalmente diverse. Alle quote più basse, dove l'umidità è leggermente maggiore, crescono cactus colonnari della specie Trichocereus pasacana, che possono raggiungere i dieci metri di altezza e rappresentano uno degli elementi più caratteristici del paesaggio visivo della gola. Più in alto, la vegetazione si fa rada e si apre alla puna, l'altopiano andino arido dove dominano le graminacee a ciuffo chiamate ichu.
Questa variazione altitudinale crea habitat distinti che supportano una fauna sorprendentemente ricca per un ambiente così apparentemente arido. Nelle zone più elevate è possibile avvistare il suri, il grande struzzo andino noto anche come ñandù della puna, una specie che cammina tra i cespugli di ichu con movimenti lenti e solenni. Nelle aree rocciose, i vizcacha — roditori simili a cincillà con lunghe code — si appostano sulle pareti soleggiate nelle prime ore del mattino. Sulle correnti termiche che si alzano lungo le pareti della gola planano i condor delle Ande, riconoscibili per l'apertura alare che può superare i tre metri.
La geologia che dipinge le montagne
Le sette colorazioni del Cerro de los Siete Colores, visibile nei pressi di Purmamarca, sono il risultato di sedimenti marini e continentali accumulati in ere geologiche diverse e successivamente sollevati dall'attività tettonica andina. Ogni striscia cromatica corrisponde a una composizione minerale specifica: il rosso proviene dagli ossidi di ferro, il verde dalla presenza di rame e clorite, il giallo dal ferro in forma idrata, il viola da minerali manganesiferi. Questi strati, inclinati e piegati dai movimenti della crosta terrestre, sono oggi esposti verticalmente e leggibili come le pagine di un libro geologico.
Camminando lungo il Paseo de los Colorados, il sentiero di circa tre chilometri che circumnaviga il Cerro de los Siete Colores partendo dal centro di Purmamarca, è possibile osservare da vicino le variazioni di colore e texture della roccia. Il percorso richiede circa un'ora e mezza a passo tranquillo e non presenta difficoltà tecniche, ma la quota — Purmamarca si trova a circa 2.200 metri — impone di camminare lentamente per evitare il soroche, il mal di montagna da altitudine.
La fauna delle altitudini: dove cercarla
Per chi vuole massimizzare gli avvistamenti faunistici, le prime ore dopo l'alba sono decisive. I vizcacha escono a scaldarsi al sole sulle rocce tra le 7 e le 9 del mattino, mentre i condor sfruttano le termiche che si formano quando le pareti rocciose si riscaldano, generalmente tra le 9 e le 11. Le lama e le vicuñe — queste ultime protette da normative nazionali — pascolano liberamente nelle zone aperte della puna e si avvistano con relativa facilità lungo la strada provinciale 52 che sale verso la Puna de Atacama.
Nelle acque del Rio Grande e dei suoi affluenti vivono alcune specie di uccelli acquatici adattati all'ambiente andino, tra cui il pato de los torrentes, un'anatra che nuota controcorrente nei tratti più rapidi del fiume. Osservarla richiede pazienza e silenzio, ma la ricompensa visiva — un uccello che sfida l'acqua bianca di un torrente di montagna con apparente nonchalance — vale l'attesa.
Consigli pratici per visitare la quebrada
Il momento migliore per visitare il Cerro de los Siete Colores è nelle prime ore del mattino, quando la luce bassa esalta le striature cromatiche e le temperature sono ancora fresche. In estate (da novembre a marzo) le precipitazioni pomeridiane sono frequenti e possono rendere i sentieri scivolosi, oltre a coprire il cielo con nuvole che attenuano i colori. La stagione secca, tra maggio e settembre, offre condizioni più stabili e luminosità ottimale.
Per raggiungere Purmamarca da Jujuy capitale esistono autobus regolari che percorrono la strada nazionale 9, con un viaggio di circa un'ora e mezza. Chi arriva in auto dispone di maggiore flessibilità per fermarsi lungo la gola. È consigliabile portare acqua in abbondanza, protezione solare ad alto fattore e vestiti a strati: la differenza di temperatura tra il fondovalle e le quote più alte può superare i dieci gradi anche nella stessa giornata.
