Nella stretta via Foà, dove un tempo sorgeva il ghetto di Vercelli, c’è la sinagoga. Molto bella da vedere anche solo dall’esterno, con la sua grande facciata un po’ costretta nel vicolo, a bande bicolori in pietra arenaria bianche e azzurre abbellita da merlature e torrette con cupole a cipolla che danno un tocco più esotico. La presenza di una comunità ebraica in città è documentata da metà Quattrocento, ma è soltanto con l’emancipazione degli Ebrei sancita da Carlo Alberto nel 1848 che aumenta parecchio, tanto da richiedere la costruzione di un vero e proprio Tempio al posto del modesto edificio che la ospitava. È così che l’architetto Giuseppe Locarni progetta un grande Tempio in stile moresco in grado di ospitare oltre 600 persone, che venne inaugurato nel 1878. L’eclettica architettura del tempio è fortemente influenzata dallo stile moresco, comune a molte sinagoghe coeve in Europa. Con esse condivide anche l’impianto basilicale a tre navate: quella centrale a tutt’altezza, quelle laterali sovrastate dai loggiati del matroneo. La disposizione degli arredi trae ispirazione dal modello cristiano. La tevah è collocata di fronte all’aron entro l’abside che chiude la sala; l’intera navata centrale accoglie i banchi per il pubblico, allineati in file parallele. Le vetrate policrome regalano suggestivi effetti cromatici sulle pareti interne. La superficie totale della Sinagoga è di oltre mille mq, testimone di una prestigiosa Comunità che è stata parte attiva per la diffusione e lo sviluppo delle nuove idee di progresso civile e politico.