La basilica dei SS. Cosma e Damiano situata nel cuore di Roma è una delle più antiche ed affascinanti chiese.La basilica, dedicata ai due fratelli greci, dottori, martiri e santi Cosma e Damiano, è situata nel Foro di Vespasiano, conosciuto anche come Foro della Pace. Ha la dignità di Basilica minore. La basilica fu costruita riadattando un paio di ambienti del Tempio della Pace, a cui si accedeva dal lato del Foro Romano tramite un atrio di ingresso a pianta circolare, già trasformato da Massenzio in un tempio che, secondo una tradizione medievale messa in dubbio da molti, era dedicato al proprio figlio divinizzato, morto prematuramente (tempio del Divo Romolo). Il tempio venne donato da Teodorico il Grande re degli Ostrogoti, e da sua figlia Amalasunta nel 527 a papa Felice IV, insieme alla biblioteca del Foro della Pace. Il papa unì i due edifici per formare una basilica dedicata ai due santi greci, Cosma e Damiano, in contrasto con l'antico culto dei Dioscuri, Castore e Polluce, che erano stati venerati sino alla chiusura nel vicino tempio situato nel Foro Romano. L'interno della chiesa, a navata unica, ha tre cappelle per lato, più una minore di fronte all'attuale ingresso e uno splendido soffitto a cassettoni, dipinto e dorato, che presenta al centro lo stemma di Urbano VIII e un dipinto raffigurante:Gloria dei santi Cosma e Damiano (163), olio su tela, di Marco Tullio Montagna. a navata termina con un ampio abside semicircolare, risalente al tempo di papa Felice IV, si presenta oggi sproporzionata per l'innalzamento del pavimento e l'arco trionfale tagliato ai lati con la perdita di alcune figure. L'abside presenta una splendida decorazione musiva raffigurante: Maestranze romane, Gesù Cristo discende sulla terra nel momento del secondo avvento apocalittico, Agnello di Dio con dodici pecore convergenti (526-530), mosaico sulla fronte dell'arco trionfale, Apparizione dell'Agnello di Dio (fine del VII secolo), mosaico di maestranze romane:[3] l'opera presenta la prima visione dell'Apocalisse: al centro è raffigurato l'Agnello di Dio sul trono, con il rotulo dai sette sigilli, mentre ai lati si dispiegano i sette candelabri fiammeggianti e i quattro angeli; dei quattro simboli degli evangelisti si sono conservati purtroppo solo san Matteo (l'angelo a destra) e san Giovanni (l'aquila, a sinistra), così come dei Ventiquattro Vegliardi che offrono corone, soltanto sei sono sopravvissuti alla trasformazione seicentesca della chiesa. In questo mosaico i simboli apocalittici sono immersi nel fondo oro e presentano un carattere di astrazione simbolica molto evidente. L'esecuzione di questo mosaico risale alla campagna di restauro promossa da papa Sergio I nel 695. La parte centrale della decorazione musiva ha subito estese reintegrazioni nella campagna di restauro del 1936 - 1937. nel catino absidale, Gesù Cristo discende sulla terra nel momento del secondo avvento apocalittico (526-530), mosaico di maestranze romane:nell'opera, divisa in tre registri, si vedono: in alto, Gesù Cristo, su di un tappeto di nuvole rosa e celesti, avendo a sinistra e a destra san Paolo e san Pietro, che presentano rispettivamente i santi Cosma e Damiano accompagnati da papa Felice IV con in mano il modello della chiesa e da san Teodoro di Amasea. Questo mosaico è considerato un testo figurativo fondamentale in quanto è ancora impregnato dello stile monumentale dell'arte tardoromana, il che può riscontrarsi nelle figure solide e voluminose dei santi, o nel carattere quasi di ritratto di Ssan Cosma sulla destra, come nella presenza di un superbo fondo di colore blu cobalto,al contrario dell'astrazione figurativa e dell'ultraterreno fondo oro dei mosaici bizantini di poco successivi. Cosma e Damiano, medici militari martirizzati, saranno oggetto di una particolare devozione nel mondo bizantino, invocati per la guarigione delle malattie. Il mosaico subì cospicui rifacimenti in occasione dei restauri secenteschi che ne ritagliarono i margini e la figura del papa Felice IV è del tutto rifatta. Inoltre l'innalzamento di quota del pavimento, come già detto, ha dato al mosaico un aspetto incombente che in precedenza non aveva. Al centro, Agnello di Dio con dodici pecore convergenti. Lungo il lato destro si aprono tre interessanti cappelle, più una minore di fronte all'attuale ingresso. Nel vestibolo è collocata una splendida e interessante opera: Ambito romano, Madonna con Gesù Bambino tra i santi Cosma e Damiano (ultimo quarto del XIII secolo), affresco Presepio napoletano (XVIII secolo), donato alla chiesa nel 1939 da Cataldo Perricelli: questo è uno dei più preziosi e completi esemplari del tipico presepe partenopeo, fedele riproduzione degli usi e costumi del popolo. Nel 1988, alcuni suoi elementi vennero derubati, per questo nel 1994 l'opera fu restaurata e integrata da Giulio Strauss, ed è tornata a essere esposta. La chiesa inferiore, cui si accede dal chiostro, conserva tracce del pavimento precosmatesco della zona absidale, forse dell'VIII secolo e dell'altare in pavonazzetto risalente al VI-VII secolo. Nell'ambiente sottostante la Rotonda (accessibile dal Foro Romano) comunemente nota come Tempio di Romolo, ma oggi identificata in modo definitivo dall'archeologo Filippo Coarelli (n. 1936) come il Tempio di Giove Statore, sono conservati alcuni dipinti murali molto degradati che vengono fatti risalire all'epoca di papa Urbano IV (1261-1264); attribuiti a un anonimo artista romano, gli affreschi costituiscono un momento intermedio tra la grande pittura di stile bizantino e le nuove tendenze che si esprimeranno alla fine del XIII secolo con Pietro Cavallini (1240 ca. - 1330 ca.) e Jacopo Torriti (metà XIII secolo - inizio XIV secolo).