Si tratta di una tipica casa "ad atrio", anche se piuttosto piccola rispetto ad altre grandiose dimore. Il nome deriva dall'emblema musivo del tablino, raffigurante la scena di una prova teatrale di un coro di satiri, ora al Museo Archeologico di Napoli insieme ad altri dipinti di Admeto e Alcestis ed episodi dell'Iliade: restano solo quelli dell'oecus (soggiorno) raffiguranti Arianna abbandonata da Teseo e un nido di putti. All'ingresso della casa si trova il famoso mosaico con un cane incatenato e la scritta CAVE CANEM (attenti al cane), tipica di altre abitazioni di Pompei: questo avvertimento è richiamato anche nelle fonti letterarie, come nel divertente episodio del Satyricon di Petronio, in cui il protagonista viene spaventato a morte dal grande cane dipinto.Questa è la casa, all'epoca appena scoperta (1824-1825), che servì da modello per la casa di Glauco nel romanzo di E. Bulwer Lytton, Gli ultimi giorni di Pompei (1834)
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