Il cif e ciaf è una ricetta tipica abruzzese, è un secondo piatto della tradizione povera e contadina e adatto alle temperature invernali Del maiale non si butta via niente. E questo è vero anche in Abruzzo dove ciò che resta del povero suino, una volta macellato, frollato, insaccato, affumicato e chi più ne ha più ne metta, viene rosolato in padella con olio, aglio e qualche odore. E indovinate un po’ che rumore fa? Esatto, cif e ciaf, la sfrigolante onomatopeica che dà il nome a questo piatto. Che, come spesso accade nella tradizione contadina, è insieme povero e ricco: povero per la qualità più bassa degli ingredienti, fondamentalmente gli scarti dell’animale; ricco perché simbolo di convivialità e perché, diciamocelo, quale piatto a base di maiale non è incredibilmente gustoso? Questo poi fa venire l’acquolina in bocca ancora prima di assaggiarlo: basta tendere l’orecchio e farsi invogliare dal suono inconfondibile.
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