Corte Giarola si trova sulla riva destra del fiume Taro, circa a metà strada tra Fornovo e Pontetaro. Il toponimo deriva dalla ghiaietta del Taro, chiamata "Glarola" in epoca romana o altomedievale. La località, pianeggiante e protetta da robuste mura, si trova lungo la strada pedemontana che conduce a Medesano, Noceto e Borgo San Donnino. Giarola è stata proprietà del monastero femminile di San Paolo fin dalla metà dell'Undicesimo secolo e divenne sede di un piccolo nucleo monastico intorno al quale vennero a formarsi una chiesa, stalle e vaccherie, abitazioni, un mulino e un caseificio, creando una corte rurale autosufficiente. Il mulino era alimentato dalle acque del canale Naviglio Taro, che scorreva attraverso Collecchiello e Vicofertile e portava l'acqua a Parma a Porta San Francesco.
La zona rivierasca era paludosa e fitta di boschi, ma venne bonificata e resa produttiva con coltivazioni di grani, foraggi, viti e riso. Nel Cinquecento, vi erano anche risaie che vennero ripristinate nell'Ottocento per la loro redditività. Tuttavia, furono definitivamente considerate dannose per la salute pubblica e vennero soppresse nel 1874. Il castello, sebbene di limitata importanza strategica, fu conteso durante la lotta tra le fazioni che si riunivano intorno alle più importanti famiglie parmigiane all'inizio del Quattrocento. Nel 1451, il duca Francesco Sforza e l'esercito dei Collegati, comandato da Francesco II Gonzaga, si accamparono a Giarola prima della Battaglia del Taro del 6 luglio 1495.
Giarola faceva parte del sistema di incastellamento del territorio e vi erano altri castelli o corti fortificate nei dintorni, come a Madregolo, Collecchio, Segalara e Carona, quasi tutti nelle mani della famiglia Rossi. La chiesa, originariamente una semplice cappella, faceva parte del percorso della Via Francigena, ma non aveva il titolo di distinzione di Pieve e dipendeva dalla vicina di Collecchio dal 1230. La chiesa ha una forma plebana con fronte a capanna, abside semicircolare e archetti in cotto, alcuni dei quali sono sopravvissuti ai restauri e ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. All'interno si conservano un'Annunciazione, una Sacra Famiglia e un paliotto in cuoio lavorato e dipinto.