
La strada si restringe fino a sembrare un filo teso tra il cielo e il mare. Da un lato la roccia calcarea precipita a picco, dall'altro il Mediterraneo si apre in un blu così intenso da sembrare dipinto. Siamo sulla penisola di Formentor, all'estremità settentrionale di Mallorca, dove una lingua di terra aspra e selvaggia si protende verso l'orizzonte come la prua di una nave pietrificata. Alla sua punta, aggrappato agli scogli come se li avesse sempre abitati, il Faro di Cap Formentor veglia sul mare da oltre un secolo e mezzo.

Costruito nel 1863, il faro appartiene a quella generazione di strutture ottocentesche erette dalla Spagna per presidiare i punti più pericolosi della sua costa. La torre bianca, alta circa 20 metri, non è imponente per dimensioni ma per posizione: si trova a quasi 384 metri sul livello del mare, su uno sperone roccioso che domina il punto di incontro tra il Mare di Maiorca e il Golfo di Lione. Da qui, nelle giornate limpide, si vedono le isole di Menorca e, dicono i locali più anziani, persino la sagoma lontana della Sardegna.
La strada che porta al faro

Arrivare a Cap Formentor è già parte dell'esperienza. La Ma-2210, la strada che collega Port de Pollença alla punta della penisola, si snoda per circa 20 chilometri attraverso una serie di tornanti vertiginosi scavati nella roccia. Le pareti calcaree si alzano da un lato, mentre dall'altro si aprono panorami sul mare che costringono a fermarsi — ci sono diversi belvedere attrezzati lungo il percorso, tra cui il famoso Mirador des Colomer, affacciato su uno scoglio isolato che emerge dalle acque come una sentinella.
Chi sceglie la bicicletta compie una delle pedalate più celebrate di Mallorca: dura, con dislivelli significativi, ma frequentata da ciclisti di ogni livello proprio per la qualità del paesaggio. Chi preferisce l'auto deve sapere che nei mesi estivi — da giugno a settembre — la strada è spesso soggetta a restrizioni al traffico privato nelle ore centrali della giornata, con servizi navetta attivi da Port de Pollença. È una misura introdotta per gestire l'afflusso turistico e preservare la strada stessa, che in certi tratti è larga appena quanto basta per due veicoli.

Il faro visto da vicino
Una volta arrivati al parcheggio finale, si percorre a piedi un breve sentiero che porta alla base del faro. La struttura è ancora oggi operativa e gestita dall'Autoridad Portuaria de Baleares: non è visitabile internamente, ma l'area circostante è liberamente accessibile. La torre bianca con la sua lanterna rossa è fotografata da milioni di turisti ogni anno, ma quello che le fotografie non riescono a restituire è il suono — il vento che fischia tra le rocce, il rumore sordo delle onde che si infrangono decine di metri più in basso, l'assenza quasi totale di qualsiasi rumore umano nelle ore meno affollate.

Intorno al faro, la vegetazione è quella tipica della macchia mediterranea: pini d'Aleppo, rosmarino selvatico, cisti. Le rocce calcaree mostrano le stratificazioni del tempo, erose dal vento e dalla salsedine in forme che sembrano sculture. In primavera, tra marzo e maggio, i versanti si coprono di fiori selvatici e il paesaggio assume colori che l'estate brucia via rapidamente.
Quando andare e cosa aspettarsi

Il momento migliore per visitare Cap Formentor è la mattina presto, preferibilmente entro le nove. La luce radente dell'alba colpisce le rocce da est e trasforma il mare in qualcosa di quasi irreale. In più, si anticipa la folla: nei mesi di luglio e agosto il parcheggio finale si riempie rapidamente e l'atmosfera può diventare caotica. Settembre e ottobre sono mesi eccellenti — il mare è ancora caldo, la luce è più morbida e i turisti diminuiscono sensibilmente.
Portare acqua a sufficienza è indispensabile: lungo la strada ci sono pochissimi punti di ristoro e l'unico bar vicino al faro ha orari variabili. Calzature comode sono necessarie per camminare sulle rocce intorno alla struttura. Il vento può essere forte anche in estate, quindi un secondo strato di abbigliamento non è mai superfluo. Il tempo minimo per godersi il luogo senza fretta è di almeno due ore, considerando la sosta al Mirador des Colomer durante il percorso di ritorno.
Un faro che racconta il mare
Cap Formentor non è un museo, non ha pannelli illustrativi né biglietti d'ingresso. È semplicemente un punto della terra dove ci si trova di fronte al Mediterraneo nella sua versione più antica e indifferente. Il faro del 1863 ha visto passare velieri, navi da guerra, transatlantici e oggi i traghetti che collegano Maiorca alla penisola iberica. Ha illuminato tempeste invernali e notti di bonaccia assoluta. Continua a farlo, ogni notte, con la stessa luce rotante che i marinai del XIX secolo impararono a riconoscere.
Stare lì, con il vento in faccia e il mare sotto, è uno di quei momenti in cui il viaggio smette di essere turismo e diventa qualcos'altro — qualcosa di più difficile da nominare ma più facile da ricordare.
