Il futuro "museo diffuso" dedicato al Jeans, unico a livello nazionale, non è un vero e proprio museo con una location specifica, ma coinvolgerà variamente la città. Il progetto prende avvio dalla manifestazione annuale del Comune di Genova GenovaJeans, prevista nella sua prima edizione dal 2 al 6 settembre 2021. Varrà sancita la nascita della "Via del Jeans", un percorso turistico, commerciale e culturale volto a valorizzare alcune strade del centro storico - via Pré, via del Campo e via San Luca - dove questo tessuto veniva prodotto e utilizzato fin dall’antichità. Con esposizioni, temporary shop, sfilate, spettacoli, conferenze ed eventi organizzati insieme ai produttori di questo abbigliamento cult per tutte le generazioni, GenovaJeans diventerà l’evento italiano specializzato nell’innovazione sostenibile del settore, coinvolgendo i consumatori in un percorso di qualità e rispetto dell’ambiente che sempre più caratterizza il jeans made in Italy. Grazie a questo concept il "museo" del jeans sarà di fatto un percorso alla riscoperta di molte realtà legate a questo materiale, dai magnifici Teli della Passione conservati al Museo Diocesano alle 24 opere di artisti italiani contemporanei donate nel 2020 alle Civiche Collezioni ed esposte alla mostra Autunno Blu a Villa Croce. iuseppe Garibaldi, alla guida della Spedizione dei Mille, indossava i jeans. Persino con la toppa. Siamo nel 1860 e l’Italia sta per essere unita. In partenza dallo scoglio di Quarto a Genova, il patriota indossa un pantalone di fustagno blu, conservato oggi al Museo centrale del Risorgimento a Roma. Il filo che lega le tappe della storia dell’indumento più usato al mondo parte proprio dal capoluogo ligure: jean infatti è un tipo di tela ruvida e resistente di origine genovese. Usata già prima di Garibaldi da chi lavorava in porto, arriva oltreoceano e dall’America rimbalza nuovamente in Europa nel corso dei secoli. Fino a diventare il capo di abbigliamento simbolo della parità fra i sessi, della contestazione giovanile, della libertà, del rock, del punk, del rap. Ma non senza polemiche, giudizi, divieti. Tanto che il dress code di alcune compagnie aeree fino a qualche anno fa lo vietava nelle prime classi.