Il Teatro Romano di Sessa Aurunca è uno dei più imponenti e suggestivi della Campania, secondo solo al Teatro di Napoli. Scoperto negli anni '90, si snoda lungo la rupe sottostante la città, quasi a toccare le abitazioni circostanti.
Dalla maestosa cavea di questo teatro si può ammirare lo spettacolo del mare e della costa circostante. Costruito durante il regno di Augusto e successivamente ristrutturato sotto Antonino Pio, sottolinea l'importanza che Roma attribuiva a Sessa Aurunca, l'antica Suessa Aurunca. Le mura svettanti raggiungono i 20 metri di altezza, mentre la cavea, con un diametro di 110 metri, scava nel fianco della collina, sostenuta da gallerie nelle parti superiori, con tre ordini di posti a sedere in grado di ospitare tra i 7.000 e i 10.000 spettatori.
Descritto come un vero e proprio museo all'aperto, il palcoscenico del teatro era ornato da una varietà di marmi preziosi, utilizzati per creare decorazioni architettoniche come fregi, architravi e capitelli. Le colonne, realizzate con cinque diversi tipi di marmo colorato provenienti da varie regioni, conferiscono al teatro una magnificenza senza pari. Le statue celebravano i membri della casa imperiale, tra cui gli imperatori Traiano e Adriano e le loro rispettive consorti, mentre nella galleria si ammiravano le colossali statue di Livia e Agrippina maggiore.
Nel II secolo d.C. il teatro subì notevoli danni a causa di un terremoto e fu restaurato da Minore Matidia, nota anche come Vibia Matidia, sorella dell'imperatrice Vibia Sabina, moglie di Adriano. In cambio del restauro, Minore Matidia fu immortalata come la ninfa Aura. La sua figura rimane un punto focale nella storia di Sessa Aurunca, a testimonianza del suo fascino e della sua importanza come patrona della regione.