Passeggiando nel centro storico di Rivodutri, al visitatore non passerà inosservato un arco solitario ornato di strane sculture ed iscrizioni, che si erge di fronte ad un piccolo giardino, completamente estraneo agli edifici circostanti. Si tratta della cosiddetta “Porta Alchemica“, collocata qui in tempi recenti. L’arco è uno dei pochi elementi artistici di Rivodutri sopravvissuti al terribile terremoto il 31 dicembre del 1948, che devastò il paese provocando il crollo delle antiche abitazioni, compreso l’edificio su cui il singolare portale era incastonato.Le sue origini e i motivi della sua realizzazione sono tuttora misteriosi. Si sa che il palazzo ove si trovava l’arco era proprietà della locale famiglia Camiciotti. I suoi esponenti furono, per alcune generazioni, a cavallo tra XVII e XVIII secolo, dediti all’esoterismo e alla pratica delle scienze occulte. Conosciuto anche come “Porta Santa”, l’arco presenta infatti simboli legati al mondo dell’alchimia, e ricorda molto da vicino l’assai più celebre “Porta Magica” di Piazza Vittorio a Roma.Come per questa, non è stato ancora possibile risalire al suo autore, che va però inserito nel contesto della grande diffusione delle arti magiche nel Seicento. Altrettanto difficile è, naturalmente, tentare di dare un’interpretazione alla simbologia incisa sulla Porta Santa. Nel complesso, comunque, pare esprimere un concetto filosofico e anti-materialista dell’alchimia. Il processo di “trasmutazione” interessa non tanto i metalli quanto invece le qualità spirituali dell’Uomo. I rilievi raffigurati sugli stipiti e sull’architrave (e che secondo alcuni andrebbero letti dal basso verso l’alto) traccerebbero quindi le tappe di un percorso esoterico individuale. In sostanza si si tratterebbe di una graduale trasformazione dell’intelletto da uno stato di “vile” di incoscienza ad una dimensione “nobile” di consapevolezza, caratterizzata dall’equilibrio raggiunto dalla triade corpo-anima-spirito. Nella Porta Alchemica ricorrono molti dei simboli classici della cultura esoterica. Tra essi spicca la figura di Mercurio (Hermes), primo agente della Pietra Filosofale, sintesi del maschile e femminile e metafora di perfezione, di equilibrio tra gli opposti.