Il silenzio arriva prima di tutto il resto. Quando il motore del fuoristrada si spegne ai margini di Merzouga, un villaggio nel sud-est del Marocco a circa 50 chilometri da Erfoud, quello che rimane è un'assenza di suono così totale da sembrare fisica. Davanti a te si alzano le dune dell'Erg Chebbi, un mare di sabbia che raggiunge altezze fino a 150 metri e si estende per circa 22 chilometri in lunghezza e 5 in larghezza. Non è una distesa piatta e monotona: è un paesaggio in movimento perpetuo, modellato dal vento in creste affilate che cambiano forma ogni giorno.
Merzouga è il punto di accesso privilegiato a questa sezione del Sahara marocchino. Il villaggio stesso è piccolo, polveroso, con una manciata di guesthouse e riads costruiti ai piedi delle dune. Non c'è nulla di monumentale da vedere in paese, e questa è esattamente la sua forza: tutto l'interesse è concentrato fuori, nella sabbia, nel cielo e nel tempo che scorre in modo diverso quando non c'è nulla all'orizzonte tranne altre dune.
Il cammello, il modo più lento e più giusto
La salita verso i campi berberi nel cuore dell'Erg Chebbi avviene tradizionalmente in groppa a un dromedario, il cammello a una gobba tipico del Nord Africa. Il tragitto dura circa un'ora e mezza, il tempo necessario per allontanarsi abbastanza dal villaggio da perdere ogni riferimento urbano. Il passo del dromedario è ondulatorio, quasi ipnotico, e costringe il corpo a rallentare insieme alla mente. Le guide berbere che conducono le carovane conoscono i percorsi a memoria, orientandosi sulle creste delle dune come su strade invisibili.
Lungo il tragitto si osserva come la sabbia cambi colore con la luce: arancione bruciato nel tardo pomeriggio, quasi rossa al tramonto, poi grigia e fredda quando il sole sparisce. La temperatura di sera scende rapidamente, anche in estate, e di notte può arrivare a valori che sorprendono chi associa il deserto solo al caldo. Portare uno strato caldo è indispensabile, non facoltativo.
I campi berberi e la notte sotto le stelle
I campi berberi allestiti tra le dune variano molto per qualità e comfort: si va dalle tende semplici con materasso a terra alle strutture più elaborate con bagno privato e letti rialzati. Quello che accomuna tutte le esperienze è la cena attorno al fuoco, spesso accompagnata da musica suonata con strumenti tradizionali come il guembri, un basso a tre corde tipico della cultura Gnawa del Marocco meridionale.
La notte è il momento per cui vale il viaggio. Lontano da qualsiasi inquinamento luminoso, il cielo sopra l'Erg Chebbi mostra la Via Lattea a occhio nudo con una nitidezza difficile da descrivere a chi non l'ha mai vista in queste condizioni. La volta celeste appare così densa di stelle da sembrare tridimensionale. Svegliarsi prima dell'alba per salire sulla cresta di una duna vicina e guardare il sorgere del sole è un'esperienza che molti visitatori descrivono come il momento più intenso del loro viaggio in Marocco.
Come organizzare la visita in modo concreto
Il periodo migliore per visitare Merzouga va da ottobre ad aprile, quando le temperature diurne sono gestibili, tra i 20 e i 30 gradi, e le notti sono fresche ma non proibitive. I mesi estivi, da giugno ad agosto, portano temperature che superano regolarmente i 40 gradi durante il giorno, rendendo l'escursione in cammello un'esperienza faticosa e potenzialmente rischiosa.
Per raggiungere Merzouga si parte solitamente da Marrakech, con un viaggio in autobus o in taxi collettivo che dura circa 9-10 ore attraverso le montagne dell'Alto Atlante e le valli del Draa e del Ziz. Molti viaggiatori scelgono un tour organizzato di tre giorni che include il trasporto, una notte nel deserto e il rientro, con prezzi che variano indicativamente tra i 150 e i 300 euro a persona a seconda del livello di comfort. Chi preferisce muoversi in autonomia trova a Merzouga guesthouse con prezzi molto accessibili e la possibilità di organizzare l'escursione direttamente sul posto, spesso a costi inferiori rispetto ai pacchetti prenotati online.
Cosa portare e cosa aspettarsi davvero
La sabbia dell'Erg Chebbi entra ovunque: nelle scarpe, nella borsa, nella fotocamera. Proteggere l'attrezzatura fotografica con sacchetti a chiusura ermetica non è un eccesso di precauzione. Un foulard o una sciarpa larga serve sia per proteggersi dal sole durante il giorno sia per coprire naso e bocca se si alza il vento. Le dune più alte, quelle che superano i 100 metri, richiedono uno sforzo fisico reale per essere scalate a piedi: la sabbia cede a ogni passo e si sale lentamente, ma la vista dalla cresta ripaga completamente la fatica.
Quello che nessuna fotografia riesce a trasmettere è il silenzio. Non l'assenza di rumore, ma qualcosa di più attivo: una presenza silenziosa che il deserto impone e che, per chi ci trascorre anche solo una notte, lascia un'impressione duratura e difficile da spiegare al ritorno.