In Piazza Duomo, cuore della città, fermatevi davanti alla Fontana dell'Elefante (u liotru, una distorsione catanese di "Eliodoro"), una statua in pietra lavica progettata nel 1736 dall'architetto Giovanni Battista Vaccarini durante la ricostruzione della città dopo il forte terremoto del 1693. Molte sono le storie su questo animale. Secondo alcuni, si tratta della vita del nobile Eliodoro, che secondo la leggenda morì bruciato vivo a Catania nel 778 accusato di stregoneria e che fece questo elefante con la lava dell'Etna, si dice, per cavalcarlo fino a Costantinopoli. Per altri è il ricordo di una specie estinta di elefante nano, legata al mito del Ciclope, che si trova lungo le coste dell'Etna. Forse, però, l'interpretazione più probabile è che la statua sia una reliquia storica della dominazione cartaginese, divenuta poi un talismano contro le eruzioni dell'Etna. Certo, oggi è il portafortuna di questa città, e quindi la sosta davanti a questo simbolo è obbligatoria. E se volete mettere la città davanti ai vostri occhi, qui ne avete la possibilità: la porta Uzeda apre la città al mare. All'interno delle antiche mura cinquecentesche, accessibili dall'ultimo piano del museo diocesano, c'è davvero uno degli scorci più rari su cupole e palazzi barocchi, con il profilo dell'Etna e del mare.