Santa Maria del Fonte o Nostra Signora di Caravaggio, è il titolo attribuito alla Madonna in seguito all’apparizione che, secondo la tradizione cattolica, sarebbe avvenuta il 26 maggio 1432 nelle campagne circostanti di Caravaggio, in Lombardia. La contadina Giannetta de Vacchi si trovava nel prato Mazzolengo, nei pressi del borgo di Caravaggio, quando fu partecipe dell’apparizione di una donna che, per maestà e bellezza, riconobbe immediatamente come la Vergine Maria.
A testimonianza dell’evento nel campo zampillò una nuova fonte, le cui acque erano in grado di guarire dai malanni. Sul luogo venne eretto il Santuario; Santa Maria del Fonte è oggetto di devozione in numerose altre località, tra le quali la città di Farroupilha, nello stato brasiliano del Rio Grande do Sul, dove si trova il più grande tempio mariano a lei dedicato. La costruzione dell’attuale tempio mariano, fortemente voluto dall’arcivescovo Carlo Borromeo, iniziò nel 1575, su progetto dell’architetto Pellegrino Tibaldi (detto il Pellegrini), sul luogo dell’apparizione;
La basilica sorge in una vasta piazza cinta da portici simmetrici che corrono con 200 arcate per uno sviluppo di quasi 800 metri. Nel piazzale antistante il Viale si trovano l’obelisco cui abbiamo già accennato, ed una fontana lunga quasi 50 metri. L’acqua di questa fontana passa sotto il Santuario, raccoglie nel suo corso quella del Sacro Fonte ed esce nel piazzale sud accolta in una piscina dove i fedeli fanno bagnature alle membra malate. L’esterno della chiesa è grandioso: l’edificio è lungo 93 metri, largo 33, alto 22 senza cupola, la quale si innalza dal suolo per 64 metri. Il Santuario, rispetto al Viale, volge il fianco e non già la facciata. Quando il Santuario sorse non esisteva la strada che lo congiungeva alla città. Per questo ci si attenne alle leggi liturgiche secondo le quali laddove non si dovevano rispettare esigenze di accesso le chiese venivano costruite in modo che il celebrante era rivolto a Oriente nella celebrazione dei Sacri riti. L’architettura esternamente è caratterizzata dal grigio dell’intonaco e il rosso dei mattoni. E’ questa l’estetica acquisita dopo i restauri degli anni settanta che eliminarono non senza polemiche il “giallo di Milano” che intonacava i muri. L’interno è ad una sola navata, a croce latina, di stile classico con pilastri coi capitelli ionici. Il tempio è in un certo qual modo diviso in due corpi. Uno, quello di ponente, più vasto; qui ci sono le cappelle, quattro per lato, le cantorie e l’ingresso principale. L’altro, posteriore, ha la discesa al Sacrario. La decorazione del tempio è opera di Giovanni Moriggia (Caravaggio 1796-1878) e Luigi Cavenaghi (Caravaggio1844-Milano 1918). Il Moriggia dipinse intorno alla metà dell’800 i quattro pennacchi sotto la cupola (Giuditta, la fortezza; Ruth, la temperanza; Abigaille, la prudenza; Ester, la giustizia), la gloria della cupola stessa (Apoteosi di Maria), le volte dei due bracci a lato dell’altare (La cacciata di Adamo, La natività di Maria, La presentazione di Maria al tempio, Gesù fra i dottori, L’Assunzione di Maria Vergine), i lunettoni sull’arco interno delle due facciate (L’Annunciazione, Visita a Santa Elisabetta, Lo sposalizio di Maria, La natività di Gesù). La decorazione della volta di tutto il tempio è opera invece del Cavenaghi che la compì ad intervalli dal 1892 al 1903. L’altare, progettato dall’architetto Filippo Juvara che si ispirò agli studi di Michelangelo per l’altare della Confessione della Basilica Vaticana, fu portato a compimento nel 1750 dall’ingegner Carlo Giuseppe Merlo di Milano. Sotto l’altare maggiore di trova il Sacro Speco con il gruppo statuario che ricostruisce la scena dell’Apparizione. Il gruppo in legno, opera di Leopoldo Moroder di Ortisei, fu inaugurato nel 1932 nelle feste del V centenario dell’Apparizione.