Il maestoso complesso del Teatro, circondato dai giardini pubblici, caratterizza il centro della città. Il complesso fu costruito tra il 1852 e il 1857 secondo il progetto dell'architetto modenese Cesare Costa (1801-1876). E' nello spazio urbano occupato dall'antica cittadella e copre un'area di 3890 mq.. Il teatro ha subito leggere modifiche ed appare invariato rispetto al momento inaugurale. Recentemente dedicato all'attore reggiano Romolo Valli, ospita una prestigiosa stagione lirica e concertistica oltre ad una ricca rappresentazione di balletti. Dispone di una biblioteca, di un archivio e di una discoteca storica aperti al pubblico. La facciata principale, rivolta a mezzogiorno, si eleva su tre gradini di granito. Nella parte inferiore è sostenuta da 12 colonne che formano un porticato: questo è collegato ai due lati con due porticati minori che sorreggono ampie terrazze. Nella parte superiore la facciata è suddivisa da 14 pilastri ionici, fra i quali si aprono 13 finestre: sopra a quella centrale è collocato lo stemma del comune di Reggio Emilia. Alla sommità della facciata 14 statue rappresentano (da sn. a dx) la tragedia, il vizio, la gloria, il dramma, la virtù, il vero, l'istruzione, il diletto, la favola, lo scherzo, la danza, l'estro, la commedia, il suono. Allo stesso livello di queste, sulla sinistra, sono poste tre statue rappresentanti il silenzio, la curiosità e il rimorso; sulla destra altre tre raffigurano la pittura, il pudore e la moderazione. Altre otto statue sono situate sulle terrazze: su quella di sinistra Medea, Edipo, Achille, Attilio Regolo; a destra la Concionatrice, il Punitore di se stesso, Prometeo, Dedalo. La concezione allegorica e la disposizione delle statue furono studiate da Bernardino Catellani mentre l'esecuzione fu affidata a cinque scultori reggiani, modenesi e parmensi: Ilario Bedotti, Giovanni Chierici, Antonio Ilarioli, Prudenzio Piccioli e Attilio Rabaglia. Sotto il colonnato, fra gli archi delle porte, sono incassati medaglioni in marmo bassorilievi con Menandro Sofocle, Euripide, Aristofane eseguiti da Paolo Aleotti (1813-1886). L'apparato decorativo del teatro raffigura glorie del teatro greco nel peristilio, del teatro latino nel vestibolo, del teatro italiano nel resto delle sale e fu affidato a Girolamo Magnani. Dal portico esterno si accede al vestibolo, di pianta rettangolare, che ospita i busti di Cesare Costa e Achille Peri e medaglioni raffiguranti Plauto e Terenzio. Si accede poi all'atrio di pianta ottagonale con soffitto decorato con putti, baccanti, fregi realizzati da Giuseppe Ugolini, Girolamo Magnani e Pasquale Zambibi. Le camere d'aspetto, decorate da pregevoli sculture e fregi, hanno porte copiate per il teatro della duchessa di Parma. Dalla destra dell'atrio parte uno scalone che conduce alle sale del ridotto, le più importanti delle quali sono la sala ottagonale, la sala degli specchi, la sala rossa. Queste sale vengono spesso utilizzate per concerti da camera, esposizioni e convegni. Sempre dall'atrio si accede alla sala di spettacolo con pianta a ferro di cavallo e capienza complessiva di 1100 posti tra platea, quattro ordini di palco e loggione. i palchi sono impreziositi da decorazioni dorate; la volta, decorata e dipinta dal reggiano Domenico Pellizzi nel 1856, è suddivisa in quattro grandi riquadri alternati a quattro minori: i principali ospitano rappresentazioni tratte dal Melodramma, la Commedia, la Coreografia, la Tragedia; quelli minori ospitano allegorie delle arti teatrali. Al centro della volta pende ancora il lampadario originale alto 3,75 metri e di diametro di 3,05 metri. E' in rame, stucco, legni intagliato e dorato ed è completamente guarnito di cristalli. Il sipario fu dipinto nel 1857 da Alfonso Chierici e raffigura il "Genio" italico che invita le "Belle Arti...ad ispirarsi nelle glorie della storia patria". Non meno importante è il "comodino", o sipario di "comodo", dipinto da Giovanni Fontanesi sempre nel 1857 raffigura un paesaggio agreste con pastori danzanti attorno alla statua di Apollo. Nel 1991 è stato realizzato un terzo sipario dipinto dal pittore Omar Galliani.