La nuova chiesa di S. Spiridione sorge nello stesso luogo dell’antico ed omonimo tempio settecentesco costruito dalla “nazione greca” – allora comprendente anche gli “illirici” – che dovette essere demolito nel 1861. La Comunità, desiderando edificare un tempio particolarmente importante, bandì un pubblico concorso già nel settembre del 1858, al quale furono invitati i più rinomati architetti di Vienna, Venezia, Milano, Monaco di Baviera, Roma, Firenze e Pietrogrado. La scelta del progetto venne affidata all’Accademia delle Belle Arti di Venezia. Stranamente, le risposte al concorso non furono molte. Dei 7 progetti presentati, l’Archivio della Comunità Religiosa Serbo-Ortodossa conserva sei disegni, due dei quali firmati, uno da Angelo Colla e l’altro da Carlo Ruffini, ambedue presentatisi con sigle o scritte in greco e di altri tre, ugualmente interessanti, conosciamo soltanto i motti: «Firenze», «Il solo pensiero» e «Dio sia lodato». L’Accademia delle Belle Arti di Venezia prescelse quale miglior progetto quello contraddistinto dalla sigla «A-Ω». Quando le buste del concorso furono aperte si conobbe il nome del vincitore: Carlo Maciachini (Induno, 1818 – Varese, 1899), architetto di Milano, allievo dell’Accademia di Brera, sostenitore degli “stili storici” e progettista di edifici che rievocano modelli romanico-gotici. Poiché la Patente imperiale del 1751 aveva permesso ai culti non cattolici di erigere “oratori”, «però senza campane, campanili e pubblico ingresso dalla strada, quando questi già non esistessero», la comunità dovette rivolgersi alle autorità per richiedere l’abolizione di tali limiti. La vecchia chiesa di San Spiridione «non prospettava sulle pubbliche vie» ed era costruita «internamente al fondo e racchiusa con muro recinto». Invece, secondo il nuovo progetto, la facciata principale dava sulla pubblica via di San Spiridione, con ingresso immediato dalla strada. Il preventivo dei lavori (esclusi i mosaici terminati soltanto nel 1884) fu di 279.650,116 fiorini. L’interno della chiesa è riccamente dipinto con affreschi su fondo d’oro, eseguiti da Giuseppe Bertini. Il tempio rivela il desiderio del suo costruttore di erigere un edificio ispirato all’architettura bizantina. L’impianto, a croce greca sovrastata da una grande cupola sostenuta da quattro pennacchi, crea l’impressione di un edificio ad aula centrale. Quattro cupolette angolari, come se fossero campanili, costituiscono una soluzione originale, mentre la facciata principale ricorda il romanico italiano. La costruzione di San Spiridione manifesta l’intenzione del suo progettista di tornare indietro nei secoli e al contempo la volontà dei committenti di avere un tempio quanto più maestoso e monumentale possibile, simbolo e immagine della loro forza economica.