Alte nubi bianche di vapore, soffioni boraciferi e sorgenti di acqua bollente che sgorgano da un terreno brullo, a volte bianco, rosso o nero: ecco cosa si può vedere nella “Valle del Diavolo”, l’area in cui sorge Larderello e che non poteva avere un nome più azzeccato. Una zona già famosa per le sue caratteristiche all’epoca di Dante Alighieri, che si dice ne trasse ispirazione per l’Inferno della sua Divina Commedia. Immaginate in quel periodo, senza l’intervento umano massiccio di adesso, come realmente il paesaggio potesse esser cupo e misterioso. In alcuni punti si potrebbe pensare addirittura di esser sulla superficie lunare. Questo paesino prende il nome da un ingegnere e imprenditore francese, François Jacques de Larderel, che per primo ebbe l’intuizione, nel 1827, di estrarre l’acido borico dai fanghi dei cosiddetti “lagoni” (vedi foto in basso). Il forte disboscamento dovuto al crescente uso di legna convinse de Larderel a sfruttare direttamente il vapore naturale per far evaporare l’acqua e ricavare l’acido borico.Dopo la nascita e lo sviluppo dello stabilimento boracifero nei primi del Novecento Larderello divenne il primo caso al mondo di sfruttamento dell’energia geotermica per produrre elettricità. I lavori andarono avanti scavando nuovi pozzi e costruendo torri di raffreddamento. Fino alla costruzione della centrale da parte dell’Enel, che preleva il vapore direttamente dal sottosuolo, trasformandolo in energia mediante turbine e alternatori.