Gli antichi greci pensavano che fosse il sangue pietrificato di Medusa, che avesse poteri afrodisiaci e altre proprietà e che ne facesse amuleti. L'abile Pietro IV d'Aragona capì subito quanto potesse essere fruttuosa la pianta del corallo. Sapete come è fatto lo stemma di Alghero? Ve lo diremo noi. In alto ci sono le quattro barre d'Aragona, gialle e rosse, in basso un ramo di corallo che esce dal mare. E fu Pietro d'Aragona ad assegnare questo simbolo alla città, consacrando Alghero come centro di fatto della pesca del corallo in Sardegna. Nel 1384 emanò addirittura un regio decreto che obbligava le navi coralline che pescavano dal Capo di Napoli fino all'Asinara a fare scalo ad Alghero. Non è un caso, quindi, che la costa di Alghero a sud di Capo Caccia si chiami Riviera del Corallo. Oggi la pesca di questa importante risorsa è sotto stretto controllo: si svolge da maggio a ottobre e a una profondità non inferiore agli 80 metri. Gli intenditori proclamano a gran voce che il corallo di Alghero è molto più incantevole di qualsiasi altra varietà. Quindi prendetevi un po' di tempo per andare a visitare il Museo del Corallo di Alghero, in una villa liberty in via XX Settembre, e portate a casa un prezioso ricordo de L'Alguer, acquistabile da uno dei gioiellieri della città.