Situato in piazza del Gesù Nuovo, a pochi passi dalla Chiesa del Gesù Nuovo e dal complesso monumentale di Santa Chiara, e quindi proprio nel seno della città, il palazzo Pandola fu acquistato nel 1823 da Gaetano Pandola. Egli era sposato con Amelie Higgins, una donna irlandese molto amica della baronessa Poerio. Alle due è legato un aneddoto molto particolare: si dice che la Higgins tenne nascosto il figlio della baronessa, Carlo, prima che questi potesse poi fuggire in Irlanda. Ciò perché il giovane era stato condannato all’ergastolo nel processo che subì per aver partecipato ai moti del ’48 ed era, di conseguenza, ricercato dalla polizia borbonica. Tuttavia, con l’annessione al Regno di Napoli egli tornò e fu eletto alla Camera dei Deputati. Morì in seguito a Firenze nel 1867. Curiosità non meno importante, inoltre, è quella che vede il palazzo protagonista di due dei film iconici per la città, uno, l’Oro di Napoli, interpretato da Vittorio de Sica nei panni di un nobile decaduto, l’altro, Matrimonio all’Italiana. Lo stile che originariamente rappresentava il maestoso palazzo era sicuramente quello tardo barocco. Solo in un secondo momento la facciata dello stesso fu modificata, rientrando in uno stile neoclassico. Furono infatti creati dei balconi, un importante cornicione e un portale. Sicuramente, però, la cosa che incanta maggiormente quando vi si accede è la scala tipica di molti dei palazzi napoletani (simile, infatti, al palazzo dello Spagnolo): una scala aperta settecentesca ornata ed abbellita con splendide decorazioni pittoriche.