L’abbazia di San Mercuriale è un’abbazia che si trova in piazza Aurelio Saffi, nel centro di Forlì. È l’edificio più noto della città e uno dei simboli dell’intera Emilia-Romagna e ha la dignità di basilica minore.Il complesso religioso, sorto su di un sito più antico (V secolo?), si compone oggi di una chiesa a tre navate in stile romanico (XII), del suo imponente campanile lombardo (1178) e del chiostro di origine cinquecentesca completamente rimaneggiato nel 1940. Ma in antico gli sono appartenuti un monastero, un cimitero e un “ospitale” per l’accoglienza dei pellegrini. “San Mercuriale” si affaccia sulla piazza principale della città, nel cuore del centro storico, quella stessa area che mille anni fa era il “campo dell’abate”, al di là di un ramo del fiume Rabbi che la divideva dall’Urbe. Nulla o quasi, di storicamente attendibile, esiste dell’edificio originario, quello del V secolo. Molte delle notizie che oggi abbiamo su di esso fanno riferimento alla tradizione e al confronto con situazioni omologhe nella straordinaria storia, sacra e architettonica, della penisola italiana. La storia di “San Mercuriale” è costellata di avvenimenti importanti e complessi, di eventi religiosi, politici, sociali e architettonici che hanno accompagnato l’evoluzione della città di Forlì per più di 1500 anni. Il complesso si compone oggi di più aree che si sono aggiunte nel tempo, altre parti sono state demolite da incendi e bombardamenti Alleati, il più violento risale al 24 agosto 1944. La chiesa, in mattoni nel tipico color rosso forlivese, si presenta con la caratteristica facciata romanica "a salienti", suddivisa in tre parti corrispondenti alle tre navate interne, con la centrale più ampia rispetto alle laterali. La navata centrale è rafforzata da due contrafforti delimitanti la rientranza ad arco che ospita il rosone, la lunetta e il portale marmoreo. I fronti delle navate laterali sono entrambi occupati da un arco, resto delle antiche cappelle sporgenti. La facciata e il campanile presentano una decorazione in mattoni: archetti sorretti da colonnine sul prospetto, risalti verticali e cornicioni orizzontali sul campanile. L'interno della chiesa ha pianta basilicale a 3 navate divise da pilastri e colonne in laterizio. Poiché il pavimento della navata centrale è sensibilmente inclinato in direzione dell'abside, la navata sembra molto più slanciata di quanto in realtà non sia. Originariamente, davanti all'abside, sorgeva, a circa 5 metri di altezza, il presbiterio, inclinato invece in direzione opposta. Nella parete destra, è addossato il monumento funebre dedicato a Barbara Manfredi. Il monumento fu realizzato fra il 1467 ed il 1468 dallo scultore fiesolano Francesco di Simone Ferrucci. Dapprima collocato nella chiesa di San Biagio, quando la chiesa fu distrutta da un bombardamento alleato, il monumento funebre fu recuperato, insieme ai resti mortali della giovane Barbara Manfredi, e collocato in San Mercuriale nel 1947. Verso la porta che conduce al chiostro, è collocato l'ovale dipinto da Giacomo Zampa. Nell'ovale è rappresentato San Mercuriale, in vesti bianche con un ricco piviale rosa e dorato ed una mitra in capo. Il santo è ritratto nell'atto di benedire un modello della città che un angelo gli sta porgendo. Segue quindi la prima cappella, quella definita "del Palmezzano". Gli affreschi della cappella sono i grave stato di deterioramento e ne risulta difficoltosa la descrizione. Sembrano comunque rappresentare la Resurrezione di Drusiana e un altro episodio. Furono portati alla luce nel 1913. Sull'altare della cappella è posta la pala opera dello stesso Palmezzano raffigurante la Madonna con Bambino tra i santi Giovanni Evangelista e Caterina d'Alessandria e, nelle tavole dei basamenti dei pilastrini, i santi Pietro, Paolo, Stefano e Mercuriale. La pala è databile al 1510, coeva quindi con altre due pale del Palmezzano presenti all'interno della chiesa. Al termine della navata, su un basamento in laterizio, è posta una croce in pietra decorata con due mani, una per ogni lato della croce. Una mano è aperta mentre l'altra è in segno benedicente. La croce è difficilmente databile, risalente comunque all'Alto Medioevo. Nella navata sinistra si trova un frammento di un affresco attribuito a Guglielmo degli Organi. Si accede inoltre alle cappelle del Santissimo Sacramento, decorata da numerose opere di spoglio (tra cui il Crocifisso tra i santi Giovanni Gualberto e Maria Maddalena del Palmezzano), e alla cappella Ferri, con decorazione marmorea di Jacopo Bianchi (1536) e la Pala dell'Immacolata di Marco Palmezzano. La navata centrale è coperta da un soffitto a capriate, nei secoli più volte rimaneggiato e ricostruito, mentre il prolungamento dell'abside presenta una volta a botte. Nella navata destra è collocata l'acquasantiera che un tempo fungeva da fonte battesimale. Databile al XVI secolo, è costruita in pietra locale e presenta un basamento di forma esagonale. Sulle pareti di entrambe le navate sono distribuite 23 lunette affrescate, provenienti dal chiostro, dal quale furono trasferite nei lavori della prima metà del Novecento. Le lunette superstiti (originariamente erano trenta, ma sette sono andate perdute) rappresentano le Scene di vita di san Giovanni Gualberto, fondatore dei vallombrosani, e sono attribuite a Livio Modigliani. Nel presbiterio si trovano alcune pale erratiche, tra cui l'Assunzione della Vergine (1632) di Rutilio Manetti, e il coro ligneo del XVI secolo, opera di Alessandro Begni da Bergamo.