Casa Scaccabarozzi è comunemente nota ai torinesi come Fetta di polenta ed in passato fu nota anche come «Casa luna» e «la spada». Questo palazzo rappresenta una delle più ardite e interessanti costruzioni ad uso di abitazione civile realizzate nel corso del risanamento urbanistico ed igienico della zona Vanchiglia, disposta dall’amministrazione comunale torinese tra gli anni Trenta e gli anni Quaranta dell’Ottocento. Questo edificio, progettato da Alessandro Antonelli, prese il nome dalla moglie dell’architetto, Francesca Scaccabarozzi, nobildonna originaria di Cremona, che visse in questo edificio per un breve periodo. Una vera e propria sfida costruttiva: di forma trapezoidale-triangolare, l’edificio di nove piani, di cui due sotterranei, è alto 24 metri totali. I primi tre piani vennero costruiti nel 1840, ma la costruzione venne completata con i piani rimanenti sono nel 1881. Nella parte più stretta, l’edificio è spesso meno di 5 metri.La facciata è scandita da finestre appena aggettanti (a mo’ di minuti bovindo), intercalate da leggere lesene; il cornicione dell’ultimo livello fa da sostegno ai balconi, non essendo stato possibile appesantire la struttura portante con ulteriori materiali, modiglioni o fregi. Dipinta in esterno di giallo, con gli interni delle lesene decorate in rosso cremisi, la Fetta di polenta resta una magistrale prova della innovativa e ardita tecnica costruttiva di Alessandro Antonelli, che lo portò a realizzare opere sempre più innovative, alte e trascendenti, come la Cupola di San Gaudenzio a Novara (la cui guglia venne ultimata nel 1877) nonché la già citata e celeberrima Mole, alla quale il nome di Antonelli, nel mondo, è rimasto legato per sempre.