A Pratovecchio (Ar) il monastero di San Giovanni Evangelista delle suore Camaldolesi nasconde il grande segreto della città. Se riuscirete a entrare, giungerete in una sala occupata da una sorta di cupola in pietra ottagonale, rotondeggiante, alta più di due metri, con diverse bocche in terracotta sulle pareti. I Camaldolesi avevano ogni monastero collegato a un ospedale per poveri e pellegrini almeno fin dal 1048, ed evidentemente alcuni di loro si sono specializzati più di altri nell'arte della farmacia e della chimica primordiale. È qui conservato un alambicco 'a stufa secca', ben più grande e antico di qualunque altro rimasto o conosciuto, messo a punto nel XII o XIII secolo; era molto innovativo, in quanto la quantità di 'bocche' garantiva la produzione simultanea di più preparati. Lo strumento si trovava in passato all'aperto, ed è ragionevole pensare che fosse anche più alto, in quanto doveva poggiare su mattoni in modo che fosse più agevole raccogliere le ceneri del fuoco che veniva acceso al suo interno per farlo funzionare. Quest’affascinate ambiente è possibile visitarlo suonando il campanello del monastero nelle ore indicate sulla porta.